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| al TD Banknorth Garden si giocherà l'East Regional del prossimo Torneo NCAA |
Boston è una bella città che vive di sport.
Su tutti stanno i
Red Sox per i quali i Bostonians provano un amore profondo che affonda nelle radici storiche della città, Fenway Park, il loro vecchio stadio, resiste alle manie economico-modernistiche degli owners degli sport pro americani. E’ vero che il vecchio Garden cadde a suo tempo a favore del moderno TD Banknorth Garden ma la casa dei Red Sox è intoccabile ed i fans locali, i più “europei” d’America, sarebbero pronti alla rivoluzione nelle strade della Back Bay per salvarlo…
Appena dietro alle Calze Rosse vengono i
Celtics, in giro per la città si trovano segni della passione bianco-verde come le scarpe di
Larry Bird o
Red Auerbach che si fuma il suo sigaro, e le magliette di KG, Allen, Pierce e Rondo si trovano ovunque. Relativamente meno popolari sono i
Patriots, che giocano nel nuovo Gillette Stadium a Foxboro, ad un’oretta di macchina in autostrada, ed i
Bruins della NHL.
Ma Boston è anche una vivace città universitaria, con le prestigiose
Harvard, ed il suo romantico campus in stile coloniale, ed il
MIT, dove si bada meno alla poesia e più alla scienza. Ma vi sono anche
Boston College,
Boston University,
UMass, ubicata a sud verso Cape Cod,
Northeastern e molte altre scuole private come
Emerson College…
Ed è proprio il mondo universitario ed il college basketball che ci hanno portato ad attraversare l’oceano.
L’antipasto sfizioso è
Boston University che accoglie i newyorkesi di
Binghamton nel loro campus metropolitano.
La
Agganis Arena, che di solito ospita i Terriers, è occupata da artritiche ex glorie del tennis come Jimbo Courier od il Mac che giocano il campionato delle vecchie glorie così la partita è dirottata a The Roof at Case Gym. Entriamo al Case e scopriamo che nel campo principale si gioca ad hockey (sport dove i Terriers sono discretamente validi) e per roof si intende proprio il tetto! Saliamo una scala a chiocciola dove incontriamo i Bearcats che vanno a fare il riconoscimento pre-gara cogli arbitri (immaginatevi in Italia i tifosi che incrociano per le scale avversari ed arbitri) ed arriviamo all’ultimo piano dove c’è una palestra da 1.500 posti, più simile ad un campo da High School.
Fa un caldo atroce, mentre fuori si gela, e ci saranno al massimo 400 tifosi, fra i quali 10 allegri dementi che rappresentano la Student Section e che agitano profilattici ogni volta che
Alvin, il play di riserva dei Bearcats, tocca la palla. Qualche pulzella incinta?
Gli ospiti sono tutti piccoli e neri e giocano nel “NY style”, poco tiro da fuori e tanta intensità, ma spiccano fra i brothas i 208 centimetri per 150 chili di un falegname canadese di nome
Jaan Montgomery: tutt’altro che atletico ed in forma, il coach lo mette in campo solo quando il centro titolare (di 2 metri scarsi) esce per falli e lo fa giocare solo nei possessi offensivi tirandolo subito fuori quando si deve difendere. Rapidamente Jaan diventa il nostro idolo…
BU invece ha dei lunghi, tutti bianchi dalla mano buona e dall’atletismo ridicolo, che sono presto in crisi contro i rapidi avversari che si prendono un vantaggio importante grazie alla guardia
DJ Rivera, l’unico giocatore in campo con chance di professionismo: mancino, creativo e maledettamente cazzuto.
DJ ne mette 20 e prende 12 rebs ma nella ripresa i terriers cominciano a sfruttare il loro vantaggio di centimetri a disposizione e rimontano grazie al centro
Scott Brittain che riempie di falli
Fuller, lo pseudo centro avversario.
Viene così il momento di Big Jaan a 2 minuti dalla fine, entra ed esce dal campo come un pesce pagliaccio dall’anemone ma terrorizza con la sua mole i Terriers ed apre lo spazio per il canestro decisivo di Lukasa a 36” dalla fine. BU ha il tiro della vittoria un paio di volte ma lo sbaglia miseramente, finisce 59-60.
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| la festa dei Superfans di BC |
Ma il main event è la domenica quando
Duke va ad affrontare
Boston College a pochi giorni dalla brutta sconfitta rimediata in casa con Carolina.
Il campus di BC è a Chestnut Hill, ad un quarantina di minuti di metro dal centro, è moderno ed elegante così come bello è il Silvio O Conte Forum, un palazzetto non gigantesco ma accogliente e con ottima visibilità da tutte le tribune, già all’entrata si capisce che il numero di Dukies presenti sarà importante ma nessuno, proprio nessuno, dei tifosi locali si sogna di fare nemmeno una battuta sgradevole ai tifosi avversari. Si sta tutti assieme sia che vesti giallo-oro sia che blue, c’è rispetto ed ognuno tifa per la propria squadra, dovrebbe essere una cosa normale invece purtroppo a noi europei suona strano, una vera lezione di civiltà da parte dei bistrattati americani…
Coach K entra a 3 minuti dall’inizio, applaudito anche dai superfans (la student section di BC), potere della medaglia olimpica, e Duke parte forte andando a +13 nei primi 18’ con
Gerald Henderson (20) che mostra sofficezza nei movimenti, con un
Lance Thomas ottimo (12+5) e con la difesa che cancella momentaneamente Teresina
Rice.
Poi i Blue Devils si siedono, Rice (21 punti) si scatena in 2 minuti a cavallo dell’intervallo e gli Eagles fanno un parziale di 11-0 che lancia BC in orbita con il paisà
Joe Trapani (20 punti, 7 rebs e 5 stoppate) che mostra la tecnica e l’atletismo che faranno salivare i GM italiani fra un paio di anni quando uscirà dal college col suo passaporto tricolore.
Duke sbanda ma si tiene in piedi con la zona press 1-3-1 con
Kyle Singler in punta ed è proprio il biondo l’unico punto di riferimento, lotta come un leone, segna 25 punti, arpiona 8 rimbalzi, ma sul -2 dopo il canestro di Jackson (interessante freshman) Gerald Henderson si prende un assurdo tira da tre in isolamento ed ai liberi gli Eagles battono i Dukies 80-74, dopo 24 anni di sconfitte consecutive, con tanto di invasione di campo finale.
Duke è alla quarta sconfitta nelle ultime sei gare, la difesa appare meno feroce di un mese fa, pare avere giocatori in piena crisi fisica e psicologica come
Nolan Smith,
Scheyer e
Zoubek, potrebbe slittare presto fuori dalle prime 10 del ranking. Coach K deve fare un’altra magia per recuperare la squadra che aveva fatto tanto bene nei primi mesi della stagione.
Così mentre i Superfans festeggiano i loro eroi, i molti dukies riprendono la vecchia, affollata, metropolitana e scivolano nella fredda serata bostoniana a cercare di capire il momento negativo della loro squadra, più di una semplice squadra… la definirei una religione, di fronte ad un paio di birre in qualche irish bar.
Carlo Perotti