Diario di un Dukie

NCAA BB, Duke University & Pallacanestro Cantù - la passione

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giovedì, 24 gennaio 2008

L'intervista: Bruno Arrigoni, il navigatore di Cantù
24.01.2008. 20:08   
  
Quando giungi alla collina di Cucciago e varchi la stretta porta del sacro Tempio del basket canturino, se lo fai in settimana, l’atmosfera è speciale. Senza il rumore ritmico del tifo passionale, senza lo strisciare delle suole delle scarpe ed il rumore sordo del pallone che rimbalza e senza l’orda ormonale di una cittadina che vive di basket ed aspetta l’evento domenicale con viscerale aspettativa.
Senza tutto ciò nel silenzio del “cubo di latta”, come lo definiscono gli avversari con disprezzo misto a timore, la luce soffusa porta con sé un odore inconfondibile.
Un odore metallico, che giunge dai tubolari e dalle lamiere, si mischia al polveroso profumo della gloria passata, come un virus s’insinua nelle narici e contagia l’appassionato di basket, canturino e non. Una sensazione magica così com’è pura magia questa Tisettanta Cantù che parte ogni anno come una bagnarola sgangherata pronta ad affondare alla prima bordata di onde nella tempesta e sempre arriva sicura al porto. Se l’armatore è Corrado e se il capitano della nave è Dalmonte, di sicuro il vecchio lupo di mare che fa da navigatore e segna la rotta è Bruno Arrigoni, “the Silver Fox”.

La “Volpe d’argento” ci aspetta puntale e ci accomodiamo sulla panchina ospite nella liturgica quiete del luogo di culto che aspetta l’arrivo dei giocatori per l’allenamento.
Il Brunetto, sottile, arguto e furbo come un marinaio di vecchio corso accetta di parlare a Basketnet del nuovo miracolo canturino non senza aver, saggiamente, sottolineato che la salvezza è ancora ben lungi dall’esser raggiunta.

“Meno male che facciamo sempre miracoli sennò saremmo da qualche anno in Lega2, a parte gli scherzi il nostro budget estivo non è mai minimo ma abbastanza decoroso da fare una squadra equilibrata, quest’anno è stato anomalo perché tutte le squadre contro cui di solito combattiamo hanno trovato grosse risorse in particolare Montegranaro ed Avellino hanno speso molto e bene mentre le grandi ne hanno spesi anche di più ma male e non stanno rispettando le aspettative. Questo ci ha messo in difficoltà e siamo dovuti partire con un handicap che abbiamo superato aggiustando la squadra durante l’anno con l’arrivo di due buoni acquisti come Fitch e Tourè ma nonostante questo siamo riusciti a non esporci troppo economicamente senza dissanguarci”

Il fatto che Cantù ha un profilo societario semplice e snello vi aiuta?

“Questa è una società che ha una struttura familiare ma con una gestione seria ed oculata e in questo
va dato grande merito al presidente. La nostra struttura è molto snella ma abbiamo tutto ciò che serve per fare andare avanti una squadra di serie A.”

Arrigoni e gli Stati Uniti, quanto contano i tuoi contatti in loco? Come ti relazioni con quel mondo comunque differente da quello Europeo?

“Essendo questo, in America, un business importante tutti quelli con cui vieni in contatto in qualche maniera sono legati a qualcuno ed è difficile avere delle informazioni di prima mano disinteressate e perciò bisogna sempre stare molto attenti. Io mi confrontavo molto col povero Richard Percudani, di cui mi fidavo perché aveva grandi doti professionali ed umane, ma purtroppo non c’è più ed è una mancanza importante in questo mondo del basket. Il “mare” americano è così vasto che bisogna tagliare via qualcosa e ridurlo ad un “laghetto” per avere informazioni.
La D-League è un serbatoio di giocatori importanti e poi c’è il torneo di Portsmouth dove arrivano quelli che dal college difficilmente andranno nella NBA ma che più facilmente arriveranno in Europa e spesso lì si pesca bene mentre al pre-draft di Orlando ci sono giocatori che, almeno all’inizio, non guardano proprio al Vecchio Continente. Le squadre con budget limitato però cercano anche giocatori di leghe minori, rispetto all’Italia, che hanno già esperienza di Europa che nondimeno sono giocatori costosi per Cantù che perciò deve sempre cercare qualche rookie proveniente dalla Ncaa o dalla NBDL e che paga uno scotto iniziale di inesperienza poiché il college e soprattutto la D-League non sono leghe educative e questi ragazzi non hanno idea di come si intende il basket qui dove si deve azzerare il margine d’errore. Poi a Cantù abbiamo la fortuna di avere un atmosfera speciale che sa coinvolgere questi ragazzi che capiscono di essere giunti in un luogo unico dove la gente vuole loro bene…”

Come valutare la persona oltre al talento?

“Quelli che sono veramente problematici si conoscono e si cerca di starne lontano senza sfidare il destino…poi vederli dal vivo a Portsmouth o a Boise allo showcase della D-League aiuta valutando così anche il body language del giocatore”

I GM italiani sono influenzati dalle agenzie?

“Noi cerchiamo di avere buoni rapporti con tutti gli agenti senza legarci a nessuno e loro si trovano bene con noi perché siamo molto puntuali coi pagamenti ma non voglio che qualcuno mi prenda la mano e faccia la squadra per me che è una scorciatoia per fare meno fatica piuttosto che dover trattare con tanti agenti. Io faccio gli interessi della mia società poi oggi vediamo come ad Avellino il mercato lo fa il coach od altrove dove lo fa il presidente che essendo quello che caccia i soldi vuole “divertirsi” a fare la squadra, comprensibile se vogliamo ma non è il modello di Cantù dove io, essendo stato allenatore ho la percezione di come fare una squadra e poi Dalmonte ha l’ultima parola per approvare o suggerire delle scelte”

Fai il Pippo Baudo e dichiara: “questo l’ho scoperto io…”

 i Fab 4 
Ho nel cuore Ron Rowan ma non posso certo dire di averlo scoperto. Poi ebbi una grande infatuazione per Alvin Young e Jarred Stephens che si ruppero entrambi in pre-stagione così trovai Bootsie Thornton e Travis Williams e quest’ultimo nella sua follia era uno con una carica agonistica strepitosa.
Ma quello che decisi di prendere già l’anno prima fu Shaun Stonerook che vidi in Belgio fare a pezzi il casinista Fajardo, mi accordai col suo agente pagando il buy out (aveva un biennale con Anversa) e portandolo qui da sconosciuto. Ora dopo qualche anno domina nel campionato italiano magari segnando solo 2 punti, essendo un collante straordinario del gioco…
Anche Sam Hines potevamo prenderlo prima ma avevamo dei dubbi, lo seguimmo durante la stagione per firmarlo nell’anno dei 6 americani (McCullough-Thornton-Hines-Stonerook-Lindeman-Hoover ndr)
Ora abbiamo DaShaun Wood che ho visto a Portmouth assime a 1500 managers…è un rookie ma con grandi doti morali oltre che tecniche e siamo proprio felici di lui”

Il più grande bidone che hai preso?

“Prendemmo Oliver Narr con troppa fretta per firmare il primo giocatore della gestione Corrado… ma, in effetti, ho bei ricordi di quasi tutti i giocatori che hanno giocato con noi… da Craig Robinson a Mats Levin che con un canestro in supercoppa si guadagnò lo stipendio di tutta la stagione, ad Ansaloni che segnò il canestro su rimbalzo offensivo del supplementare contro Treviso nell’anno della rimonta-salvezza con Sacripanti…
Qui tutti i giocatori si sentono parte di qualcosa di importante, se qualcuno ha qualcosa dentro l’ambiente è in grado di tirarglielo fuori”

Un ambiente che è stato capace di emozionare anche un “vecchio” nemico come Pozzecco…

“Conosco bene Gianmarco essendo stato viceallenatore a Varese nell’anno della semifinale contro la Fortitudo, lo prendevo letteralmente per mano sull’aereo, che lo terrorizza, e gli raccontavo vecchie storie sugli anni 70 e su Meneghin…lui è rimasto sorpreso e travolto da questa dimostrazione d’affetto. I nostri tifosi a volte sono degli “animali” ma hanno veramente un cuore grande e lo hanno fatto sinceramente ,senza piaggeria, e Pozzecco, che è un ragazzo sensibile, si è commosso ed ha anche giocato meno bene del solito poi ci ha pensato Wood a farlo nero…”

E proprio Wood arriva per primo per l’allenamento, entra in campo, si esibisce in un lodevole “buongiorno”, l’intervista col più grande scopritori di talenti in Italia si conclude proprio con l’arrivo dell’ultimo campione sulla pista di lancio…ma fino a quando il mercato lo farà Silver Fox Arrigoni i tifosi brianzoli possono aspettarsi di vederne altri…


Carlo Perotti
postato da: guybrush30 alle ore 19:28 | link | commenti
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lunedì, 21 gennaio 2008

ACC: Maryland espugna Chapel Hill
21.01.2008. 19:12   
 Direttamente dagli anni 70: Osby 
Fine settimana ricco d’emozioni nella ACC: North Carolina perde l’imbattibilità e cade in casa con Maryland, Duke supera il vantaggio atletico di Clemson, North Carolina State vince in rimonta una gara già persa con Gavin Grant che ruba a fil di sirena la palla della rimessa in gioco di Miami e chiude i supplementari con un canestro che sa tanto d’impresa, crolla Boston College nella grande sfida Rice-Singlatery, Wake Forest vince facile su Florida State grazie ad uno strepitoso James Johnson da 26+9 mentre a Georgia Tech accade che le fiabe si avverano ancora…

Cade il Dean Dome! I Terps ci sono ancora…

Dopo 18 vittorie consecutive i Tar Heels sembravano aver un po’ esaurito quella fame che aveva contraddistinto l’inizio di stagione e coach Roy Williams se n’era accorto…
Allenamenti puntivi, come quello che aveva poi portato ad una rabbiosa reazione sui malcapitati cugini di State, ed uso del bastone invece della solita carota…
Non si è sorpreso troppo perciò il coach gentiluomo nel vedere i suoi soccombere con una Maryland che era data per morta dai pronostici pre-gara.
Invece il Clint Eastwood dei coach, ovvero Gary Williams, ha presentato una squadra ben messa in campo con James Gist, modello classico di centro sottodimensionato nei centimetri ma non nei muscoli e nella forza fisica, che ha vinto nettamente il duello contro Hansbrough con 22 punti e 13 rebs e con Bambale Osby, un’aletta giunta direttamente dagli anni 70 con una capigliatura afro che fa invidia a quella di Doctor J, che ne mette 12 ma soprattutto segna il lay-up della vittoria tagliando la difesa di Carolina come il burro.
Tutto bello ma dietro a questa vittoria ci sta il genio latino di Greivis Vazquez, il venezuelano di ghiaccio che ci aggiunge 12 punti ma più d’ogni altra cosa smazza 11 arance smarcanti che ne fanno l’assistman #2 dell’ACC ed uno degli esterni più completi della NCAA.
UNC perciò perde 82-80 ma si prende una salutare lavata di capo che sarà utilissima in Marzo, talento ce n’è fin troppo ma se gli esterni sparacchiano a salve (Lawson 4-9 Ellington 6-16 Green 4-13 Ginyard 2-9) al Torneo Ncaa si può uscire per mano della Cinderella di turno…

 esulta Singler: Duke is on Top! 
La sostenibile leggerezza di Duke

Chi ha potuto godersi la bella sfida fra Duke e Clemson lo ha notato subito: i lunghi dei Tigers sono più grossi ed atletici di quelli dei Blue Devils con Kyle Singler (splendido ma con una struttura fisica da ala piccola), Lance Thomas, David McClure e Taylor King che mancano di chili e con l’unico vero big man Brian Zoubek decisamente acerbo. Ed infatti Trevor Booker (15+8) e James Mays hanno vinto il duello in area pitturata (37 rimbalzi a 23), peccato che in tutte le altri parti del campo Duke ha letteralmente dominato con gran pressing difensivo che ha mandato in angoscia Clemson e con la velocità delle guardie bianco-blù che hanno fatto a fettine la difesa di coach Purnell.
Così quattro esterni di coach K sono andati in doppia cifra: DeMarcus Nelson 24 Gerald Henderson 16 Nolan Smith 13 e Jon Scheyer 12 ai quali vanno aggiunti i 17 di Singler per una vittoria di 13 pro Duke.
Se i Dukies sapranno compensare la loro leggerezza sotto i tabelloni, a Marzo ci sono pure loro…

Duello di solisti

Aspettavamo la partita fra BC-UV per la sfida fra i due point men (ci rifiutiamo nettamente di definirli playmakers…) Sean Singlatery versus Tyrese Rice: Teresina ha segnato un punto in più (20 a 19) ma ha tirato nettamente peggio (6-16 dal campo) e diretto peggio la squadra (10 assist per Singlatery contro 6) che infatti è caduta nettamente 66-84.
Singlatery 1 Rice 0

Il brutto anatroccolo…

Georgia Tech ha una tradizione pazzesca nei point man.
Nomi? Tenetevi forte: Mark Price, Kenny Anderson, Stephon Marbury, Jarrett Jack, Javaris Crittenton. Proprio la prematura uscita al college di quest’ultimo, destinazione Lakers, ha spiazzato coach Hewitt che si è ritrovato senza play con lo scarsone bianco Matt Causey e l’inconsistente D’Andre Bell ad alternarsi con scarsi risultati in regia.
Ebbene quando tutti i fans degli Yellow Jackets guardavano con una sorta di ribrezzo i due giovanotti ecco che Casey, senior transfer da Georgetown, da brutto anatroccolo si trasforma in cigno e contro gli Hokies di Virginia Tech trova la gara della vita: ne mette ben 30 con 7-12 da tre trascinando i suoi alla vittoria 81-70.
Non crediamo che sia nato un campione ma per una sera Matt Casey è l’eroe di Atlanta, questa è la magia del college basketball…

Atlantic Coast Conf All
Duke (7) 3-0 15-1
North Carolina (1) 3-1 18-1
Boston Coll. 3-1 12-5
Clemson (24) 2-2 14-4
Wake Forest 2-2 12-5
Maryland 2-2 12-7
Virginia Tech 2-2 11-7
Miami (FL) (21) 1-2 14-3
N.C. State 1-2 12-5
Virginia 1-2 11-5
Florida St. 1-3 12-7
Georgia Tech 1-3 8-9

Best Scorer

Tyler Hansbrough (UNC) 21.3
Tyrese Rice (BC) 19.6
Sean Singlatery (UV) 18.9
Wayne Ellington (UNC) 17.0
Greivis Vasquez (Ma) 16.6
Jack McClinton (Mia) 16.4

Best Rebounder

Tyler Hansbrough (UNC) 10.2
Trevor Booker (Cle) 8.8
James Johnson (WF) 8.5
Jeff Allen (VaT) 8.1
James Gist (Ma) 7.9
Anthony King (Mia) 7.8
JJ Hickson (NCst) 7.8

Best Assistman

Sean Singlatery (UV) 6.6
Greivis Vazquez (Mar) 6.3
Ty Lawson (UNC) 5.6



Carlo Perotti
postato da: guybrush30 alle ore 18:25 | link | commenti
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domenica, 20 gennaio 2008

Lo show di Wood nel giorno del tributo al miglior nemico di Cantù
20.01.2008. 21:45   


 Inarrestabile Wood 
Cucciago- Il popolo del Pianella ha un rapporto da sempre d’amore-repulsione nei confronti di Gianmarco Pozzecco: odio nato dai duelli col canturinissimo Eros Buratti play dell’allora Polti Cantù con tanto di aeroplanini di scherno da parte del play di Varese e risposte a tono da parte di Buratti (che ebbe un paio di brutti infortuni che ne tarparono le ali).
Amore cresciuto dal rispetto per un avversario sempre coerente con le sue passioni ed esploso nella tragedia della scomparsa di Chicco Ravaglia, grande amico del Pozz che era divenuto rapidamente un idolo del Pianella in un raro caso di amore a prima vista fra il pubblico brianzolo e la sfortunata guardia imolese…

Così Pozzecco è stato applaudito ad inizio gara, con qualche fischio di eguale significato e rispetto ed ha ricevuto uno striscione di saluto da parte degli Eagles, e dopo una gara giocata dal Gianmarco nazionale in una sorta di brodo primordiale di emozioni che lo hanno avvinto (e condizionato) si è finito in un trionfo di fair play, col Pozz al centro del campo ed il Pianella, che tanto lo ha odiato come avversario, in piedi a tributare l’ultimo saluto sportivo al suo migliore nemico.
Il play ha salutato, mandato baci e si è inchinato a tutti i quattro lati delle lamiere ribollenti di Cucciago, ha salutato con un dito Chicco ed è scappato nel tunnel degli spogliatoi dove ha trovato abbracci ed ha pianto lacrime dolcissime.
Una giornata per lui che vale come la vittoria di un campionato, un saluto di enorme significato sportivo.

Di enorme significato è stata anche la gara di DaShaun Wood, il miglior play visto da queste parti dai tempi del Pierlo Marzorati, contro un grande play come il Pozz Wood ha registrato codeste cifre: 39 punti, 8-8 da due, 5-5 da tre, 8-11 dalla lunetta, 6 rimbalzi 6 assist e pure 6 recuperi per un totale di 54 di valutazione.

Stre-Pi-To-So!!!

Un ragazzo dotato di gigantesca umiltà e semplicità, dal cuore enorme e dalla maturità incredibile, un vero peccato che presto andrà a far felice platee più ricche di Cantù ma che intanto sta trasportando la Tisettanta verso i play off più insperati della storia del basket canturino..

Di fronte a questi due playmakers (e soprattutto uomini) la gara passa in secondo piano ma per dovere di cronaca segnaliamo l’ottima prova di Hervè Tourè (12+9), per una volta con la testa collegata ai suoi garretti d’acciaio, di un Fitch che perde 10 palloni ma segna (20 con discrete percentuali) e difende meglio del preventivabile ed un “Ciuchino” Cukinas (9+7) sempre più positivo.
L’Upea ha avuto un ottimo Tamar Slay (22+7), un giocatore da top team, e buone cose da un nervoso CJ Wallace (20+7) e dal vecchio Wojcik ma ha toppato la gara Drake Diener e complice una panchina non profondissima, Meo Sacchetti non ha trovato grosse alternative al provare una zona 2-3 bucata facilmente da Cantù che ha tirato con eccellenti percentuali ed ha preso rapidamente il largo (27-11 il primo quarto) ed ogni volta che l’Orlandina provava a rientrare la T70 riconquistava margini importanti. Un tira e molla sino al +16 finale ed alla festa finale.

Risultato Finale: 105-89

Il Peggiore: Denham Brown, almeno in casa, è in una fase di “slump” al tiro. Sbaglia banalità e poi tende a strafare per recuperare il credito del pubblico. Va recuperato...

MVP: ne abbiamo già parlato, trattasi del #5 DaShaun Wood.

Quintetto ideale: Wood, Fitch, Slay, Tourè, Wallace (Wojcik).

Una nota finale nel ricordo dell’anniversario della scomparsa di Denis Innocentin che ci lasciò 17 anni fa troppo maledettamente presto.


Carlo Perotti
postato da: guybrush30 alle ore 20:57 | link | commenti
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sabato, 19 gennaio 2008

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DeJuan Blair - Pitt PF 2.01 12.4ppg 9.8 rpg

2.20 centimetri di apertura delle braccia compensano i "soli" due metri d'altezza ai quali vanno aggiunti i 125 chili d'ingombro ed una aggressività fuori dal comune per un freshman: questo è DeJuan Blair.
Visto prendere 20 rebs contro Duke sfruttando la sua forza fisica, l'aggressività, il senso della posizione. Ha piedi molto rapidi e mani ancor più veloci che gli sfruttano più di due rubate a gara, è capace di soffiarla ad una guardia e volare in coast to coast.
Giocatore sensazionale.
Con quel peso non è un gran verticalista, in questo ricorda un po' Glen Big Baby Davis, ma con quelle doti fisiche e la buona tecnica in area è destinato a dominare la Big East per quattro anni, poi assaggerà la NBA, se là lo scartano allora Blair in Europa viene a dominare in lungo e, soprattutto, in largo, diventando una sorta di Marcus Goree...

A proposito di Pitt, da segnalare la stagione del miglioratissimo Sam Young ala di 1.98, un tweener ma con concrete speranze di giocare da tre (anche ad altissimi livelli) avendo buon atletismo e mani dolci. Ne mette 17.9 a gara con 6.9 rodmans...
Fuori per un mesetto Levance Fields di cui abbiamo già parlato, carriera universitaria finita per Mike Cook che si è fracassato il ginocchio, problema non da poco per un'ala piccola di 1.94 che fa della potenza fisica il suo credo... dovrà iniziare la sua carriera pro dal basso, magari in Europa in qualche lega minore, ma se recupera bene è da seguire attentamente.

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postato da: guybrush30 alle ore 17:30 | link | commenti
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giovedì, 17 gennaio 2008

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Jonathan Tavernari SF BYU 13.6 ppg

Fra i naturalizzabili presenti nella NCAA segnalo Tavarnari (non sarà mica originario di Tavernerio? tongue.gif ) un'ala piccola sophomore che gioca per i mormoni di Brigham Young.
Sostanzialmente è uno streakly shooter (o tiratore di striscia) dal buon rilascio e rapidità d'esecuzione ma con un discreto fisico e forza fisica ed infatti prende 5.6 rebs a gara. Tende lievemente a tirare da tre (sinora su 217 tiri 125 sono triple) ma quando si accende è capace di bruciare retine a ripetizione.
Non un super ma sicuramente può divenire un solido specialista.
Di nazionalità è brasiliano ma quel cognome tradisce origini italiche...
postato da: guybrush30 alle ore 13:26 | link | commenti
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martedì, 15 gennaio 2008

NCAA: una favola chiamata Ivy League
22.12.2004. 13:35   
In un mondo, quello del college basketball, dove vincere conta terribilmente e dove venire da divisions come l’ACC o la Big East determina il tuo successo in termini d’esposizione televisiva e come conseguenza di reclutamento e di entrate economiche, esiste però un’isola felice e ben celata: la Ivy League. ~

Questa lega resiste, grazie al prestigio dei college che la compongono, in Division I nonostante che il suo regolamento interno sia integerrimo: standard accademici rigorosi che fanno sì che i suoi studenti-atleti siano al primo posto nella nazione per percentuale di laureati, rifiuto a concedere ai giocatori borse di studio per lo sport, una visione dell'attività sportiva che viene vissuta per il suo valore ricreativo ed educativo e non per la media di vittorie-sconfitte.

Il SAT I ovvero l’esame d’ammissione è altissimo, si va dal minimo di 1290 di Brown al minimo per entrare ad Harvard ovvero 1400.
La Ivy League, che deve il suo nome alle edere che ricoprono tradizionalmente gli edifici più vecchi di questi prestigiosi college, è formata da otto università: Brown nel Rhode Island. Columbia da New York, Cornell da Ithaca NY, Dartmouth dal New Hampshire, Harvard dal Massachusetts, Pennsylvania University, Princeton nel New Jersey e Yale dal Connecticut.

Questi sono alcuni dei college privati (fa eccezione Cornell che ha una partecipazione statale) più autorevoli e selettivi degli Stati Uniti e sono fra le università più antiche del paese tant’è che la Ivy League viene anche chiamata “Ancient Eight”.
Per prestigio accademico solo Duke, Stanford e Northwestern possono essere considerate a questi livelli.
Esiste anche un’imitazione della Ivy ovvero la Patriot League che però, pur avendo standard accademici importanti, ha un po’ tradito lo spirito originario ammettendo, sotto la pressione di alcuni college membri, le scholarships per lo sport.

Nonostante il fatto che questo tipo di lega non attragga certo i Top Players che dalla high school sognano già il dorato mondo dei professionisti, qualche buon giocatore, dotato di voti scolastici all’altezza e determinato ad una scelta di vita che prevede il raggiungimento di una prestigiosa laurea, lo si è visto pure sui campi della Ivy, qualche nome? Matt Maloney (Penn) discreto role player per anni nella NBA, Ugonna Onyekwe (Penn) Koko Archibong (Penn) Craig Austin (Columbia) Chris Young (Princeton) Sydney Johson e Steve Goodrich (Princeton), Richard Mason Rocca (Princeton) e Jerome Allen (Penn) attualmente a Napoli… tutta gente vista in Europa in questi anni.
Andando poi indietro nel tempo troviamo Chris Dudley (Yale) roccioso centro, per anni nella NBA, famoso per i mattoni scagliati dalla lunetta e la sua intelligenza fuori dalla norma, un certo Bob Morse (Penn) che conosciamo bene in Italia, così come Jim McMillian (Columbia) il duca nero che fece innamorare Bologna.  Ed ancora Geoff Petrie (Princeton) GM dei Sacramento Kings sino al mitico Bill Bradley che Milano ammirò in una fantastica stagione in cui il futuro senatore si divideva fra gli studi ad Oxford e la coppa dei Campioni con il Simmenthal.

Come avrete notato le due potenze del basket nella Ivy sono sempre state Princeton (dove è nato appunto il Princeton Offense di Pete Carril, attualmente ai Kings ma per ben trent’anni coach dei Tigers, basato sull’uso continuo del back-door) e Penn.
In mezzo secolo di storia Princeton ha vinto 23 titoli, Penn 21. Nella Ivy League non si gioca poi il torneo di conference finale e perciò a volte il titolo viene conferito a pari merito.

La Ivy League viene vista a volte come una conference di studenti spocchiosi (e forse non è del tutto errata come sensazione) ma qui sta il punto: questi giocatori sono studenti! Non sono giocatori di basket che pensano, sin dal primo giorno al campus, alla carriera da pro, non hanno facilitazioni di ogni sorta come aiuti agli esami o tutori personali, per non parlare di aiuti, anche economici, illegali che spesso vengono punti dalla Ncaa.
Questi studenti-giocatori sgobbano sui libri e sul rettangolo di gioco nel più puro spirito della NCAA. Pochi di loro, pur con qualche eccezione, saranno giocatori professionisti ma tutti diverranno stimati avvocati o scienziati ed avranno, tramite lo sport, imparato l’importanza della lealtà, del sacrificio e dello spirito di squadra.

Nel mondo tutto money and business di oggi, quella delle Ivy League è proprio una bella favola.


Carlo Perotti
postato da: guybrush30 alle ore 14:59 | link | commenti
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domenica, 13 gennaio 2008

ACC- Una passeggiata sulla strada del Tabacco
13.01.2008. 10:37   
 Hansbrough e UNC spazzano via State 
Una passeggiata dove il college basket pulsa come un cuore vitale, dove uno stato lotta e soffre per i suoi colori, una passeggiata lungo la Tobacco Road del North Carolina per vedere come se la stanno cavando le quattro università che infiammano questa splendida realtà.

UNC ha una nuova star: Danny Green

L’imbattuta corazzata di Roy Williams veniva da due vittorie striminzite: di soli due punti ai supplementari (90-88) a Clemson dove Trevor Booker (14+11) e soprattutto KC Rivers (24 con 4 triple) avevano banchettato sulla pessima difesa di UNC (che salva l’imbattibilità grazie ad uno straordinario Wayne Ellington autore di 36 punti e 11-19 dal campo) ed una vittoria poco convincente di 12 sulla poco performante NC Asheville.
Risultato? Il coach gentiluomo s’imbufalisce e prepara allenamenti punitivi per i Tar Heels che in risposta asfaltano nel rivalry game i poveri cugini di State annichilendoli, guarda caso, con la difesa coi Wolpack ridotti a cuccioli spauriti che faticano a passare la metà campo.
Significativo il 25-0 di parziale in cui State ha sbagliato 18 tiri consecutivi crollando a –28 dopo un inizio discreto, poi i Tar Heels non hanno infierito e controllato la gara sempre con una trentina di punti di vantaggio (93-62 il finale).
Una dimostrazione di forza dove tutti hanno portato il loro mattoncino ma che lancia definitivamente una nuova stella, l’ennesima, lanciata da North Carolina ovvero Danny Green, un’ala piccola di 1.95 che segna (12.7) tira (42% da tre), piglia i rimbalzi (4,7, 14 contro State) e difende come un ossesso (4 stoppate nel derby). Un vero tuttofare, delizia per gli occhi, a parte quando si lascia andare in un orrendo balletto propiziatorio…

-31 il grande freddo di State

NC State, rivelazione della scorsa stagione, è in crisi involutiva.
JJ Hickson, pessimo il suo primo tempo contro UNC (ma è pur sempre un freshman), è comunque miglior realizzatore e rimbalzista dei Wolfpack (16.5+7.7) ed il tiratore Courtney Fells, l’unico a salvarsi nel naufragio nel mare celeste del Dean Dome, e l’all around Gavin Grant stanno dando quello che ci si aspettava da loro, i guai per coach Lowe nascono altrove.
Il playmaking di Javier Gonzales è largamente insufficiente, contro North Carolina una partita da incubo per il portoricano partito in quintetto per l’assenza di Farnold Degand ed in preda ad una crisi di nervi contro il press dei Tar Heels, inoltre quel Brandon Costner che si era segnalato come uno dei migliori freshman della scorsa stagione è sparito, al suo posto gioca la brutta copia, involuta nel gioco (soffre Hickson?), imbolsita e mogia. Costner somma un 10.9+6.3 ma le sue quotazioni stanno precipitando come uno Zero giapponese abbattuto sul pacifico dalla contraerea americana…

 Henderson super atleta di Duke 
Riparte Duke

Avevamo lasciato i Blue Devils sconfitti nel finale all’overtime da Pitt con una magia di Levance Fields, poi la pausa natalizia ed un paio di gare per prepararsi alla ACC.
Due vittorie semplici di 14 con Cornell (23 DeMarcus Nelson 14+8 Kyle Singler) e di 10 nel “classico” contro Temple (15 per l’ala tiratrice Taylor King) che è stata la 787esima vittoria di Mike Krzyzewski in carriera, il quale supera Lefty Driesell nel record di vittorie in carriera (prossimo obiettivo Eddie Sutton a quota 798).
Oggi pomeriggio i Blue Devils si tuffano infine nella Atlantic Coast contro la Virginia di Sean “one man show” Singlatery che viaggia a 17.8 ppg e 6.8 assist a gara, ma i ragazzi di coach K rispondono con cinque giocatori in doppia cifra (e Paulus a quota 9.1) ed appaiono sempre più come l’unico team in grado di infastidire gli odiati cugini celesti che stazionano a poche miglia…

Che combina Wake Forest?

Non è un bel momento per essere un fan dei Demon Deacons però un motivo per sorridere i tifosi nero-oro di Wiston-Salem ce l'hanno: si chiama James Johnson (12.7+8.5).

Attualmente è un tweener, coach Dino Gaudio lo schiera da 4 ma ha tutto per evoluire in un ala piccola: velocità di piedi, capacità di attaccare dal palleggio frontalmente o di uscire dai blocchi per un tiro anche da tre punti.
Il tutto unito ad una verticalità di quelle che fanno salivare gli appassionati, più che discrete capacità difensive ed ottima predisposizione a rimbalzo.
Già oggi è da primo giro se si dichiara ma migliorando ulteriormente potrebbe diventare da lotteria in un paio d'anni. Giocando poi per i derelitti Deacons ha tantissime occasioni per mettersi in mostra. Da doppia sottolineatura rossa il suo nome...
In compenso però WF ha in Ishmael Smith il play più veloce della NCAA ma anche il più sconclusionato e pasticcione, viaggia sempre con le marce alte inserite, non ha tiro da fuori e fa un gran casino in campo…

Stanotte i Demon Deacons ne hanno prese 39 da Boston College (112-73), anche se Johnson ne ha messi ancora 22, piuttosto gli Eagles stanno avendo una stagione miracolosa avendo perso in un sol colpo Sean Williams (ai NJ Nets dove sta facendo bene) Jared Dudley (anche lui nella NBA) e Sean Marshall (molto bene in Turchia).
Ci si aspettava un anno di transizione ed invece BC ha un buon record (12-4) e Teresina Rice viaggia come un treno (career high: 32 con 9-15 al tiro e 11-11 dalla lunetta ieri) e trascina tutti gli altri comprimari, un nuovo capolavoro per coach Al Skinner.

School Conf. Pct. Overall Pct.

North Carolina 2-0 1.000 17-0 1.000
Boston College 2-0 1.000 12-4 .750
Miami 1-0 1.000 14-1 .933
Clemson 1-1 .500 13-3 .812
Florida State 1-1 .500 12-5 .706
Wake Forest 1-1 1.000 11-5 .687
Virginia Tech 1-1 .500 10-6 .625
Duke 0-0 .000 12-1 .923
Virginia 0-0 .000 10-3 .769
NC State 0-1 .000 11-4 .733
Maryland 0-2 .000 10-7 .588
Georgia Tech 0-2 .000 7-8 .467

Best Scorer

Tyler Hansbrough (UNC) 21.2
Tyrese Rice (BC) 19.9
Sean Singlatery (UV) 17.8
Wayne Ellington (UNC) 17.8
Greivis Vasquez (Ma) 16.5
JJ Hickson (NCSt) 16.3


Best Rebounder

Tyler Hansbrough (UNC) 9.9
Trevor Booker (Cle) 9.1
James Johnson (WF) 8.5
Jeff Allen (VaT) 8.2
Anthony King (Mia) 7.9
JJ Hickson (NCst) 7.7

Best Assistman

Sean Singlatery (UV) 6.8
Greivis Vazquez (Mar) 5.9
Ty Lawson (UNC) 5.7


Carlo Perotti
postato da: guybrush30 alle ore 09:48 | link | commenti
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domenica, 06 gennaio 2008

La perla del Piemonte cade per mano di... Torin
06.01.2008. 21:32   


 il miglior Francis di sempre 
Cucciago- In un Pianella infuocato con due tifoserie intente a battagliare vocalmente sugli spalti e due squadre a lottare in campo prevale meritatamente la Tisettanta Cantù che batte la damigella d’onore del campionato quella Angelico Biella sinora vera sorpresa del campionato e diletta favorita di tanti esperti che la vedono come un esempio di capacità sportivo-imprenditoriale.
Cantù non gode più dei favori dell’intellighenzia, che anzi la bocciò prematuramente quest’estate, ma intanto incamera due punti essenziali nella lotta alla salvezza viste le concomitanti sconfitte di Varese e Scafati.

A sprazzi si è vista la miglior Cantù della stagione specialmente nel primo quarto vinto 23-12 con un imperioso 10-0 iniziale, ma la T70 è sempre stata capace di ricacciare indietro Biella che a forza d’improvvisi parziali (10-0 sia nel secondo quarto sia nel terzo) cercava di rimettere il naso davanti. Ma sempre Cantù trovava energie e risorse per riprendere un vantaggio significativo vanificando gli sforzi dei piemontesi, sino al break finale maturato dopo che Cotani, indomabile, aveva portato i suoi sul –4 (66-62) ma qui Tourè, sin lì vanesio, trova un’assurda tripla di rara ignoranza poi ancora Tourè e Fitch, assieme ad una stoppata imperiosa di Francis su Pinckney mettono la pietra tombale sulle speranze dell’Angelico.

Proprio Torin Francis merita una menzione speciale dopo un primo quarto modello Dwight Howard (7 punti e 8 rimbalzi nella frazione), s’infortuna alla mano cadendo dopo un rimbalzo (si sospetta un infrazione ossea) ma si fa fasciare e torna in campo con un coraggio che non era nelle sue corde ma che giustificano ampiamente la sua miglior prestazione di sempre da pro.
Alla fine chiude con 15 punti, 15 rimbalzi (7 offensivi) 5 stoppate e 32 di valutazione, cifre clamorose che ti fanno venire il dubbio sul perché Francis non gioca sempre così…
Detto dell’ex Notre Dame, ancora una volta DaShaun Wood ha predicato basket, specialmente nel primo tempo con giocate individuali (18 punti) ma anche con assist di raro timing (6 assist) mentre “mister all that” Gerald Fitch è chiaramente un solista (21 tiri presi) ma di gran classe (17 punti) e pare ben “assorbito” dal gruppo che ha saputo anche fare a meno di Denham Brown colpito da una forte influenza gastrointestinale nella notte sostituendolo coi positivi Casini e Valenti, importanti ad inizio dell’ultimo quarto.

L’Angelico ha avuto le migliori cose dagli italiani Cotani (12 punti ed un paio di giocate di classe!) e Cinciarini mentre Troy Bell (15) s’è svegliato nella ripresa dopo esser portato a spasso da Wood nel primo tempo, BJ Elder ha fatto poco a parte un paio di spettacolose uscite dai blocchi ed il duo Hunter-Pinckney ha sostanzialmente perso il duello sotto le plance contro i colleghi brianzoli.

Risultato Finale: 78-69

Il Peggiore: l’apparizione dello svedesino a stelle e strisce Jonas Jerbko è tragica poi Bechi lo panchina per il resto della gara. Talentuoso ma acerbo, questo è il verdetto del Pianella.

MVP: quello visto stasera è il Torin Francis che faceva salivare i gm NBA quando era un freshman a Notre Dame, poi il grave infortunio al collo e Francis era sparito dai radar. Oggi invece è stato super ed ha dimostrato di possedere anche un cuore di dimensioni considerevoli. Bravo.

Quintetto ideale: Wood, Bell, Fitch (Cinciarini), Cotani, Francis.


Carlo Perotti
postato da: guybrush30 alle ore 20:56 | link | commenti
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sabato, 05 gennaio 2008

James Johnson - Wake Forest F-2.03 13.5 ppg 8.7 rpg
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Non è un bel momento per essere un fan dei Demon Deacons però un motivo per sorridere i tifosi nero-oro di Wiston-Salem ce l'hanno: si chiama James Johnson.

Attualmente è un tweener, coach Gaudio lo schiera da 4 ma ha tutto per evoluire in un ala piccola: velocità di piedi, capacità di attaccare dal palleggio frontalmente o di uscire dai blocchi per un tiro anche da tre punti.
Il tutto unito ad una verticalità di quelle che fanno salivare gli appassionati, più che discrete capacità difensive ed ottima predisposizione a rimbalzo.
Già oggi è da primo giro se si dichiara ma migliorando ulteriormente potrebbe diventare da lotteria in un paio d'anni. Giocando poi per i derelitti Deacons ha tantissime occasioni per mettersi in mostra. Da doppia sottolineatura rossa il suo nome...

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postato da: guybrush30 alle ore 18:58 | link | commenti
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venerdì, 04 gennaio 2008

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Se Butler sarà una cindarella al prossimo torneo Ncaa non stupitevi, allenata dal 31enne Brad Stevens i Bulldogs sono, probabilmente, il team che vive maggiormente della sua pericolosità perimetrale con in pratica l'intero quintetto in grado di colpire da tre con una gragnola micidiale di bombe pronte a partire dai numerosi blocchi portati da ogni giocatore.

I due giocatori di maggior classe, in predicato di una più che interessante carriera pro in Europa, sono i due del back court: il play Mike Green e la guardia AJ Graves entrambi senior.

Green è un play molto veloce ed intelligente che mi ricorda un po' il nostro DaShaun Wood, viene da una conference minore (la Horizon), segna (15 ppg) ma coinvolge i compagni, trasuda leadership, può colpire da 3 (42%) ma ha anche il fisico per andare sino in fondo. Lo si vedrà a Portsmouth. Molto interessante.

AJ Graves (16.3 ppg) è il JJ Redick dei poveri, stesse caratteristiche ma in un team con minore esposizione mediatica. Anche lui è micidiale dalla lunetta (95%) ed ha un gran tiro da tre con raggio notevole (benchè un po' meno illimitato rispetto a JJ).
Anche lui è fisicamente normodotato, anche lui corre sempre sui blocchi (anche se è meno... instancabile), anche lui penetra 1vs1 al rallentatore ma misteriosamente sa rendersi pericoloso subendo falli o scaricando (e nelle doti di passaggio è superiore all'amato JJ) anche lui è letale piedi per terra ma forse un po' più lento nel caricamento del tiro che è notevole stilisticamente (ma Redick è praticamente perfetto nello stile). Giocando per la piccola Butler è amato invece che odiato come Redick, anche se, bisogna dire, non fa quelle scenette che facevano tanto incazzare i detrattori di Redick e non mostra quel sottile godimento che aveva il #4 di Duke nel martellare le retine...
Inutile dire che adoro Graves che credo vedremo in Europa dove può essere un'ottima scelta per team di livello medio.
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postato da: guybrush30 alle ore 17:38 | link | commenti
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