La caccia all'oro di Cantù
02.08.2007. 13:35
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| Wood è il gioiello del mercato brianzolo |
Con quel nasone e la barba candida sarebbe stato perfetto per un film del grande
John Ford.
Immaginatevi
Bruno Arrigoni con un cappellaccio in testa, un camicione a scacchi, un revolver arrugginito nel cinturone, che monta un vecchio ronzino e risale il fiume Yukon.
Visualizzatelo mentre setaccia sabbia e sassolini alla ricerca di pagliuzze d’oro.
Pensatelo alla sera al bivacco che, davanti ad una tazzona di caffè fumante, mastica tabacco e racconta storie del basket che fu…
Facile, no?
Il bello è che Arrigoni è veramente l’ultimo grande cercatore d’oro.
Con il budget risicato all’osso è partito per gli States alla ricerca di quei giocatori che nessuno vuole ma che cercano la grande chance, cercano il riscatto dopo esser stati trombati dalla NBA al draft, cercano di rilanciare una vita (non solo una carriera) o che sono stati etichettati come bidoni dopo un solo anno di professionismo.
Al diavolo quelli che la NBA scarta e vogliono due milioni di presidenti spirati come
Allan Ray, al diavolo le seconde scelte che preferiscono stare nel grande allevamento di polli della NBDL allevati a Sternotropina, al diavolo quelli già esperti d’Europa che chiedono cifre spropositate al loro valore.
Qui a Cantù si setaccia nei fiumi. Rischioso ma eccitante.
Ecco così che arriva un gioiellino come
DaShaun Wood, vero leader nei quattro anni passati nella piccola
Wright State che ha trascinato a suon di prestazioni maiuscole alla Big Dance. La NBA lo snobba? Allora il piccolo play va Portsmouth dove incanta tutti (Brunello in primis) e vince il titolo di MVP. Ma la NBA lo snobba ancora e Stern non lo chiama a Giugno.
Meglio così, a Cantù arriva un ragazzo abituato a trascinare i compagni, un torello che va anche a rimbalzo, abile nel penetra e scarica ma in grado di attaccare il ferro.
Al suo fianco una sicurezza assoluta come il cardinal
Mazzarino e
Donnie McGrath reduce da una prima stagione pro orrida nei primi quattro mesi e poi in crescendo dopo che il presidente Corrado firmò la grazia nei suoi confronti. Un anno d’esperienza che dovrebbe far bene al tiratore di Providence ma No More Excuses Donnie…
Nel settore ali l’energetico
Rudi Jr Valenti, amatissimo a Soresina, farà felici i tifosi canturini coi suoi balzi mentre
Niccolò Squarcina è chiamato alle armi, se è un giocatore da Serie A deve dimostrare qualcosa di più del tiro piazzato.
“Il Profeta”
Mohamed Abukar oggetto misterioso a Florida prima e soggetto interessante poi a San Diego State ha due caratteristiche in grado di far salivare parecchi GM: tira da fuori con pennellate Bargnanesche (è 2.08) e corre per il campo da Nord a Sud come un’ala piccola.
Eppure in Giugno si è guadagnato solo un invito alla summer league coi Clippers. Motivo? Difende poco e, per uno di quell’altezza, è uno strazio a rimbalzo.
Qui sta la scommessa della T70: valorizzare i suoi pregi ed insegnargli a difendere il proprio canestro per lanciarlo verso una carriera d’alto livello.
Bel personaggio poi “il Sindaco”
Renaldo Major, uno dall’Illinois allergico alle aule di scuola tanto da dover fare prima uno Junior College per alzare i voti e poi andare dove i voti non contano granché… Fresno State nell’immediato post Tarkanian.
Ebbene nel college più disastrato accademicamente d’America Major è riuscito a farsi espellere da un esasperato coach
Lopes.
Una carriera (ed in questi casi spesso anche una vita…) in pericolo.
E’ dovuto ripartire dal purgatori delle minors più profonde, USBL e CBA, dove ha messo la testa a posto, si è guadagnato un posto nella NBDL, vinto il titolo di miglior difensore della D-League ed una chiamata da Nellie ai Warriors.
Una rinascita spirituale che deve continuare a Cantù dove porterà tutta la sua energia di quel fascio di nervi che si porta appresso.
Chissà se un po’ d’energia la passerà al mulo parlante
Torin Francis uno da ricostruire mentalmente e con cali di fiducia profondi come canyon, dopo una stagione così così a Capo d’Orlando l’ex stella dei Fightin’ Irish deve decidersi se vuole risalirlo quel canyon.
Con lui però ci sarà il furore lituano di
Cukinas, tanta forza fisica, energia e quel pizzico di esperienza dei campionai europei che serviva.
Insomma Arrigoni le sue pepite le ha trovate, sta ora al fine orafo
Luca Dalmonte utilizzare la fornace rovente del Pianella per tramutarle in gioielli.
Carlo Perotti