Diario di un Dukie

NCAA BB, Duke University & Pallacanestro Cantù - la passione

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lunedì, 16 novembre 2009

17:55 16 November

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Carlo Perotti

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ACC: la battaglia fra UNC e Duke non finirà mai

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Barnes sarà un Tar Heel

Barnes sarà un Tar Heel

Sono sempre loro le due nemesi, North Carolina e Duke, a dividersi i favori in vista della nuova stagione appena partita ma se un anno fa UNC era sopra di una spanna quest’anno i campioni in carica NCAA hanno una squadra talentuosa ma forzatamente ringiovanita e perciò più facilmente “assaltabile” non solo dai cugini/nemici di Duke ma anche da altre realtà come Clemson, Maryland o Georgia Tech.



Gli azzurrini di Roy Williams presentano una front line profonda e fisica con Deon Thompson pronto a prendere i gradi di Hansbrough, con Ed Davis pronto ad esplodere dopo l’anno di praticantato così come il lungo bianco Tyler Zeller e con tre freshman di alto livello: in primis l’ala longilinea John Henson, un fenicottero dall’apertura alare infinita, ed i gemelli Wear, David e Trevis.

Qualche perplessità maggiore invece alberga dietro dove Larry Drew II convince poco in regia e perciò ci si aspetta qualche apporto nella posizione di point guard dai due freshmen Dexter Strickland e Leslie McDonald che però sono essenzialmente due guardie, mentre le ali piccole saranno Graves e Marcus Ginyard, bravi ma non top players.

Intanto una sfida coi Blue Devils è stata vinta dai Tar Heels che si sono assicurati per il 2010 il miglior collegiale d’America (o al massimo il numero 2), scippandolo a Duke, Harrison Barnes che ha preferito il faccione giocondo di Ol’Roy a quello più severo di coach K.

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Singler, leader di Duke

Singler, leader di Duke

Anche Duke ha tremato parecchio questa primavera quando il back court, già non profondissimo, ha perso in un colpo solo Paulus (senior) Henderson e Pocius (passati pro) ed il promettente freshman Elliott Williams trasferitosi a Memphis a causa della grave malattia della madre e desideroso di riavvicinarsi a casa. In pratica a Mike Krzyzewski erano rimaste solo due guardie, Jon Scheyer e Nolan Smith, e si è dovuto inventare qualcosa senza piangersi addosso: ecco così Kyle Singler trasferito a tempo pieno al ruolo di 3, il polacco Olek Czyz promosso a suo cambio, il recupero del redshirted Davidson ed un paio di storie tipicamente da college, di quelle che amiamo tanto...

La prima storia è quella di Casey Peters, saltatore bianco e discreto prospetto alla high school tanto da avere qualche offerta di borse di studio per università di livello basso, ma che testardamente ha deciso l’anno scorso di seguire il suo sogno di giocare a Duke, non ce l’ha fatta ad entrare in squadra come walk on e si è accontentato di fare lo studente manager (una sorta di magazziniere) pur di stare con la squadra e giocare qualche partitella. In una partita managers-allenatori si è distinto in un alley hoop clamoroso e vista l’emergenza primaverile si è guadagnato una casacca bianco-blu. American dream al 100%.

L’altra storia è quella di Andre Dawkins, che invece di talento ne ha a iosa (viene paragonato ad un mix di Gerald Henderson con Trajan Langdon) e che la schoolarship con Duke ce l’aveva per la stagione 2010-11 ma, essendo uno studente modello, ha dato gli esami necessari a diplomarsi con un anno d’anticipo ed è giunto a Durham prima del previsto.

Sotto canestro poi Duke ha aggiunto al 2.16 Zoubek, allo stopper Lance Thomas ed al sophomore Miles Plumlee il promettente fratello minore di quest’ultimo Mason (fuori per un mesetto per un polso fratturato) ed il 2.08 tiratore Ryan Kelly, corpaccioni per combattere quelli che stanno poche miglia a sud.

Dietro alle solite note vi stanno poi Clemson che deve sostituire KC Rivers e Terrence Oglesby ma ha sempre uno come Trevor Booker sotto canestro; i Terrapins di Maryland col miglior play dell’ACC Greivis Vazquez e Georgia Tech che presenta uno dei talenti più sensazionali della nidiata di freshman Derrick Favors al fianco di Gani Lawal per una coppia di lunghi dalla clamorosa fisicità.

Fra i singoli da seguire Al Farouq Aminu di Wake Forest, Malcolm Delaney di Virginia Tech, Michael Snaer di Florida State, l’ala Joe Trapani di Boston College e la guardia Sylven Landesberg di Virginia.

Intanto le prime gare sono state giocate con nessuna sorpresa ma solo vittorie per i team dell’Atlantic Coast Conference.

Atlantic Coast Conf All

North Carolina (6) 0-0 3-0

Wake Forest 0-0 2-0

Georgia Tech (22) 0-0 1-0

Duke (9) 0-0 1-0

Maryland 0-0 1-0

Boston Coll. 0-0 1-0

Virginia 0-0 1-0

Clemson (24) 0-0 1-0

Miami (FL) 0-0 1-0

N.C. State 0-0 1-0

Virginia Tech 0-0 1-0

Florida St. 0-0 0-0

 
postato da: guybrush30 alle ore 17:07 | link | commenti
categorie: duke, acc
domenica, 08 novembre 2009

21:10 08 November | Carlo Perotti |  
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Cantù ha cuore e stomaco

Ottimo coach Trinchieri
Cucciago- Questa NGC Cantù ha un grande cuore ed uno stomaco resistente: un cuore in grado ancora di metabolizzare come (e meglio) a Pesaro le assenze di Lydeka (in panchina per onor di firma) e Jeffers (in “borghese”) quando sarebbe stato umanamente comprensibile una sorta di rilassatezza dopo l’impresa in terra marchigiana ed uno stomaco in grado di digerire la… Cicoria, quando il fischietto milanese s’è permesso i suoi 5 minuti di protagonismo fischiando in rapida sequenza falli antisportivi, tecnici ed infrazioni di palla accompagnata che hanno scaldato l’ambiente a puntino.



E’ stata la grande serata di un altro milanese, Andrea Trinchieri, giunto in Brianza fra lo scetticismo di chi ha amato in precedenza Sacripanti e Dalmonte (non necessariamente entrambi) e che a fine gara si è goduto il primo coro a suo favore dalla curva ed una gara tatticamente eccellente, ma non solo un grande motivatore il Trinka che nel primo tempo ha richiesto ai suoi di collassare in area, temendo Amoroso e Thomas, col risultato di limitare i lunghi abruzzesi, ma esponendo il perimetro ai tiratori della Tercas che ha così chiuso il primo tempo sul 36-32 grazie soprattutto alle triple messe a segno da Hoover (13, 4-6 da tre) e Diener (10). Dopo l’intervallo la NGC decide di cambiare nettamente registro, mettendo grande pressione sul perimetro e cancellando le guardie avversarie a costo di concedere molti rimbalzi offensivi (ben 15 alla fine per Teramo), la classica coperta corta ma anche la scelta giusta visto che la Banca Tercas non segna dal campo per i primi sei minuti del terzo quarto e Cantù passa a controllare la gara, sia pure con vantaggi minimi.

Negli ultimi 3 minuti di gara è Jerry Green a dare il mini break decisivo segnando due jumper, uno dalla media ed una tripla, dal coefficiente di difficoltà enorme (64-58) cosicché il balletto dei falli sistematici nel finale di gara è una beguine ben ritmata con Cantù che si porta avanti e Teramo che si riavvicina con tutti i ballerini che denotano freddezza dalla lunetta e con Trinchieri a ben gestire i possessi mettendo dentro Green e Markoishvili per i possessi offensivi e Giovacchini e Mian per quelli difensivi sino a quando, sul 72-69 per Cantù a 4”, il vecio alpin Mian ruba palla sulla rimessa e segna sulla sirena il +5 finale.

Eccellente è stata anche la prova del miglior Markoishvili (15) visto quest’anno, che ha abbinato la sua eleganza e la sua duttilità ad una ritrovata efficacia offensiva, bene anche Leunen (11+9) e Ortner (11+5) ed un Mazzarino meno brillante del solito al tiro (12, 0-4 da tre) ma anche con 5 assist all’attivo e la cancellazione nella ripresa di Diener dal campo ad opera sua.

Capobianco, nessun coach “soffre” quanto lui in partita, ha provato diverse alchimie con difese a zona e miste ma ha avuto i suoi migliori talenti Poeta (10) e Amoroso (6+8)che hanno viaggiato sotto traccia, un Jones deleterio ed un Thomas di cui parliamo sotto. Alla fine i migliori teramani sono stati gli ex: il soldato Ryan Hoover e Goran Jurak oltre a Cerella, un dogo argentino in grado di mettere enorme pressione sulla palla.

Risultato finale: 74-69



Il peggiore: pare essere un bel problema per Capobianco, James Thomas si è toccato la coscia durante il riscaldamento, poi ha giocato una gara senza verve quando avrebbe dovuto dominare sotto i tabelloni ed è apparso in pessimi rapporti col suo coach che lo ha panchinato a lungo. Caso in vista?

Il migliore: ha viaggiato per 30’ alla sua velocità di crociera poi Jerry Green ha messo i due siluri decisivi in condizioni proibitive e, ancora una volta non ha steccato dalla lunetta sul fallo sistematico (viaggia col 91% in campionato) chiudendo come top scorer (17) e miglior valutazione (20)

Le pagelle:

Cantù:
Green 7.5 Jeffers inf Ortner 6.5 Markoishvili 7 Leunen 7 Giovacchini 6 Mazzarino 6.5 Mian 6+ Lydeka ne Urbutis 6

Teramo: Hoover 6.5 Jones 5 Poeta 5.5 Amoroso 5.5 Lulli 5.5 Cerella 6 Thomas 4 Diener 5.5 Stanescu 6 Jurak 6+

postato da: guybrush30 alle ore 20:22 | link | commenti
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sabato, 24 ottobre 2009

22:45 24 ottobre | Carlo Perotti |  
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Cantù supera la Sutor nell'anticipo


in crescita Leunen
in crescita Leunen
Cucciago- Cantù e Montegranaro sono cittadine che vivono di fine artigianato e le loro squadre sono espressione di terre in cui si lavora sodo e con passione, due squadre con tanti punti in comune: dai due coach milanesi, un po’ bauscia ed arguti, a due quadri societari scevri di inutili orpelli, sino ai giocatori umili ed a totale disposizione (visti parecchi tuffi sul parquet stasera) sino ai tifosi caldi e corretti.



Ne è scaturita una gara in cui le due squadre sono state brillanti ad oltranza nel primo tempo: una NGC versione Lakers Showtime nel primo quarto con 34 punti a segno, con un Ben Ortner (11+5, 9 punti nel 1° quarto) in stile Pau Gasol e l’ennesima dimostrazione che questo è un gruppo vero nel vedere la squadra che coinvolge da subito in attacco i due giocatori meno brillanti nelle prime due gare di campionato ovvero Markoishvili (13) e Leunen (14+6).

Nel secondo quarto invece è la Sigma a giocare meglio segnando 28 punti e riportandosi a -7 dal -16 grazie al suo trio atipico di lunghi: dove il giocatore più alto, con una sinistra somiglianza con Cristiano Ronaldo, è invece un elegante tiratore come Marquinhos (19+6, 5-9 da tre), il 4 è il gellatissimo Ivanov (18+8) che colpisce sia da sotto che da fuori con pari pericolosità ed il centro è il tracagnotto Greg “Dr.Evil” Brunner (15+13), idolo assoluto che lotta come un ossesso, deraglia in area come un treno impazzito ma gioca sempre con la testa sulle spalle. Grazie a loro 3 la Sutor sorpassa con una tripla di Maestranzi e sono Markoishvili con 8 delicatissimi punti ed il cardinal Mazzarino (19, 5-9 da tre) a ricacciare con la loro classe la Sutor a -13.

Ma Cantù allora si blocca di nuovo, non segna praticamente più, complice il ferro che sputa fuori tiri ben costruiti di Leunen, Green e Jeffers così Montegranaro torna sotto grazie a qualche sporadica tripla (72-69 a 1’30”). Segnano Leunen da tre e un 2+1 di Ivanov ma mentre Maestranzi e Marquinhos sbagliano le loro triple, Green segna 4 tiri liberi decisivi, vanificando la tripla sulla sirena di un Antonutti versione occhialuto nerd.

Risultato finale: 79-75

Il peggiore: Roberti Hite, un vero disastro il bomber mancino della University of Miami che infiammava il campus sito nella graziosa Coral Gables a suon di magie in coppia con Guillerme Diaz e che invece al Pianella ha fatto ridere: 0 punti con 0-7 dal campo e 0-2 dalla lunetta. All’ennessimo errore se la rideva amaramente con Jeffers, Frates invece sembrava meno divertito…

Il migliore: il cardinal Mazzarino in Ottobre è sempre in forma pazzesca, 19 punti tutti oro colato per Trinchieri che spera continui così anche nel lungo e freddo inverno. Che Iddio ce lo conservi…

Le pagelle:

Cantù:
Green 6 Jeffers 6 Ortner 6.5 Markoishvili 7 Leunen 6.5 Giovacchini 6 Mazzarino 7.5 Mian 6+ Lydeka sv (fuori subito per infortunio al ginocchio)

Montegranaro: Hite 3 Antonutti 6 Cavaliero 5 Marquinhos 7 Filloy 6 Maestranzi 6 Lechtaler 4.5 Cinciarini 6 Brunner 7 Ivanov 7+

postato da: guybrush30 alle ore 22:01 | link | commenti
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lunedì, 12 ottobre 2009

una Cantù operaia lotta ma cede a Treviso

deludente Jeffers
Cucciago- Una prestazione dignitosa quella della NGC Cantù che contro una Benetton più dotata di classe ed in condizione atletica migliore ha comunque lottato per 40 minuti confermando le sue doti di squadra operaia e coraggiosa.

Per vincere Cantù avrebbe dovuto evitare due break di 9-0 subiti uno nel secondo quarto ed il secondo, letale, nell’ultimo quarto quando la NGC, cha aveva chiuso il terzo quarto sul 56-53, non segna più per 6 lunghissimi minuti e subisce il sorpasso di Treviso (56-62) mettendo così i trevigiani in condizione di controllare il finale sino al 68-72 conclusivo.



Trinchieri le ha provate tutte, denotando enorme fantasia, alcune sue idee sono riuscite bene come la zona 2-3 che ha rallentato Treviso nei 4 minuti finali altre meno come un Markoishvili poco cercato in attacco (soli 4 punti tutti dalla lunetta) e provato in ogni ruolo (dal play all’ala forte) eccetto quello di 5. E proprio un quintetto leggerissimo (Ortner 5, Markoishvili da 4, Giovacchini e Green assieme) è stato messo in grave difficoltà nel primo tempo dai dinamici (ed alti) lunghi veneti.

Ma certamente il neo coach necessita di tempo per trovare le giuste rotazioni, specie tra i lunghi, ed il coraggio non gli manca. Se poi oltre al georgiano, cileccano pure un Jeffers non a posto fisicamente (6 punti, 3 rimbalzi) che non ha una dimensione tecnica che gli può permettere di sopperire alla mancata esplosività per un malanno al tallone ed un Leunen (4+3) messo in grave crisi da CJ Wallace (13 punti solo nel primo tempo per l’ex Princeton) e pure sfortunato nella ripresa quando ha cercato di uscire da una prova timida prendendosi i suoi tiri che sono usciti di un soffio, diventa così un inno al coraggio il fatto che i brianzoli hanno comunque cercato la vittoria con ostinata passione senza il consueto apporto dei 3 giocatori di maggior classe.

Onore perciò ai peones come il cardinal Mazzarino (14), un Lydeka da 10+9 ed un Ortner in doppia cifra mentre Green (12, 4 ass.) dopo un ottimo primo tempo è apparso in debito d’ossigeno nella ripresa.

Anche Frank Vitucci ha dato sfogo alla fantasia ed ha sopperito all’assenza di Kus ed alle tossine del doppio confronto con Orleans schierando tutti i suoi giovani: non solo un Motiejunas seguito dalla NBA od un Renzi considerato il miglior lungo giovane italico (infortunio al ginocchio per lui, forse uno stiramento del collaterale esterno) ma persino i vari De Nicolao, Sandri, Saccaggi e Gentile, ricavandone un aiuto utile e concreto sia pur lasciando ai giocatori di maggior esperienza e classe l’incombenza di segnare i punti decisivi. Detto di un CJ Wallace (15+10) eccellente nel primo tempo, quelli decisivi nel finale sono stati Gelsomino Hukic (17, 3-4 da tre), bosniaco dalla mano fatata, e Gary Neal (16, 8-9 ai tl) che ha marchiato il parziale decisivo di 9-0 ad inizio dell’ultimo quarto.

Risultato finale: 68-72

Il peggiore: Marteen Leunen non ha capito nulla di Wallace nel primo tempo, non ha preso rimbalzi ed ha giocato una gara eccessivamente timida, forse Markoishvili ha fatto persino peggio ma riteniamo che non sia stato sfruttato a dovere ed abbia comunque cercato di mettersi a disposizione della squadra con grande umiltà. Ma questa NGC deve avere un apporto offensivo maggiore da questi due uomini.

Il migliore: guardia che abbina classe a potenza, Gary Neal ha messo il suo marchio nel momento decisivo della gara.

Le pagelle:

Cantù:
Green 6 Jeffers 5 Ortner 6 Markoishvili 5 Leunen 5 Giovacchini sv Mazzarino 7 Mian 6 Lydeka 6+

Treviso: De Nicolao 6 Hukic 7 Martin 5 Nicevic 5 Motiejunas 6 Sandri sv Hackett 5.5 Neal 7 Gentile sv Wallace 7 Renzi sv Saccaggi sv
postato da: guybrush30 alle ore 22:59 | link | commenti
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martedì, 28 luglio 2009

18:46 28 luglio | Carlo Perotti |   LegaBasket Serie A |
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La NGC Cantù che verrà

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Pinball Jeffers
Pinball Jeffers
Il mercato coi fuochi d’artificio della scorsa estate ha riportato Cantù coi piedi a terra, nonostante un budget discretamente importante la NGC versione 08-09 ha vissuto una stagione sul rollercoaster, un continuo saliscendi concluso con una sbragata memorabile che ha indotto la dirigenza brianzola a fare piazza pulita confermando solo capitan Mazzarino, il sorprendente Lydeka ed uno Giovacchini frenato subito da un infortunio ma importante per la sua umiltà e capacità di inserire gli americani nella realtà italiana, come fece a suo tempo Dan Gay nella Cantù del miracolo targato Sacripanti.



Complice una realtà economica immersa nella crisi globale, l’eterno DS Arrigoni ha formato il nuovo team, in collaborazione col nuovo coach Andrea Trinchieri, operando con un budget che si vocifera del 25/30% inferiore, una situazione che spesso in passato lo ha paradossalmente esaltato e stimolato nel fare quello che sa far meglio: pescare giocatori a basso costo ed alto rendimento, lanciando nuove stelline nel firmamento europeo.

In tempi rapidissimi ha praticamente completato la squadra creando un team senza stelle e senza rookies sbarbati da inseguire con bavaglino e biberon, ma con giocatori con un pizzico di esperienza alle spalle e motivazioni enormi, una Cantù che dovrà lottare per salvarsi e che proprio nella lotta dovrà trarre la sua linfa vitale: mai più giocatori belli, eleganti e bizzosi come la Callas ma tanti blue collar workers, pochi fronzoli e tanta concretezza nella più classica tradizione brianzola.

Il nuovo regista è un vecchio pallino di Silver Fox cioè quel Jerry Green che più di una volta in passato aveva meditato di ingaggiare e che dopo la tribolata stagione a Rieti, in cui Green ha condotto per mano una sporca mezza dozzina alla salvezza, giunge in Brianza col suo corredo di concretezza, esperienza e la capacità di rendersi utile in molti modi.

La guardia tiratrice sarà Manuchar Markoishvili, visto bebè a Treviso, cresciuto anno dopo anno alla scuola dell’Olimpia Lubiana ed ora pronto a tornare protagonista dell’italica lega con un mix di forza fisica, buone mani e l’esperienza maturata in Eurolega. Può essere una delle grandi sorprese della stagione.

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ed il concreto Leunen
ed il concreto Leunen
Nella ali si azzarda l’accoppiata atipica: Maarten Leunen è un 4 perimetrale che ama giocare pick&pop e colpire da fuori ma è anche un gran bel mastino in difesa dove con intelligenza e piedi veloci compensa la scarsa verticalità pur essendo un rimbalzista solo discreto. E’ controllato dagli Houston Rockets che hanno “benedetto” il suo arrivo a Cantù come un ulteriore tappa della maturazione dell’ala da Oregon.

Othyus Jeffers è invece il suo esatto opposto, con una storia difficile alle spalle, due fratelli uccisi, lui stesso ferito per aver cercato di difendere la sorellina dal fidanzato geloso, questo ragazzo che viene dal peggior ghetto di Chicago gioca proprio come quei proiettili vaganti che ha saputo schivare grazie al basketball.

Schizza per il campo con un enorme carica di energia, attacca furiosamente il canestro procurandosi tonnellate di liberi, difende con la ferocia di uno che ha messo in gioco la vita e non disdegna nessun rimbalzo. Ha i suoi limiti, primo fra tutti un tiro da fuori inconsistente e il non aver mai abbandonato gli States, ma sarà un giocatore estremamente interessante e ben mixabile col più tecnico Leunen.

A dare le sportellate sotto canestro il già citato Lydeka ed il ruvido Ben Ortner, una coppia che non lesinerà lividi agli avversari, mentre Zacchetti, che nessuno vuole a causa del classico supercontratto overstimato che troppo spesso si portano a casa gli atleti di casa nostra, è nel limbo. Le soluzioni per il siculo?

Si cerca di dargli una collocazione ma se Zacchetti non accetterà di abbassarsi lo stipendio si potrebbe andare ad uno scontro frontale. Peraltro Cantù avrebbe bisogno di un’ala di riserva, dopo aver valutato (e scartato) praticamente tutte le ali della Lega2 (Rosselli, Mian, DeVecchi, Formenti, Ndoja) alla fine potrebbe tenersi Squarcina, puntare sul vecio alpin Mian o sull’ex Davide Cristelli per completare il roster.

postato da: guybrush30 alle ore 17:57 | link | commenti
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giovedì, 07 maggio 2009

Pino mette Cantù con le spalle al muro

si è salvato solo Pink
Cucciago- nel triangolo amoroso ideale di Pino Sacripanti, Cantù e Pesaro si sarebbero dirette a braccetto verso i play off come due vecchie comari amiche da una vita ma nella reale crudele vita sportiva la Scavolini Pesaro passando con pieno merito al Pianella non solo tiene in vita le proprie speranze ma pure mette con le spalle al muro una NGC Cantù che da qualche settimana ha tirato i remi in barca e sta svaccando miseramente sul traguardo.



Infatti Pesaro (e Ferrara, spietata corsara a Rieti) hanno un ultimo turno facile in casa, con Biella ormai qualificata (e poco desiderosa di fare un favore ai nemici canturini) e con Montegranaro mentre Cantù deve andare a vincere a Roma, con la Lottomatica che vincendo si assicurerebbe il secondo posto, una missione impossibile per una squadra che, parole del suo coach, ha giocato in “Totale assenza di energia”… dove solo Kevinn Pinkney (lo ripetiamo, per noi l’unico americano da riconfermare in maglia bianco blu), autore di 24 punti e 10 rimbalzi con 5 triple a segno grazie al suo letale pick&pop che puniva un Akindele poco propenso ad allontanarsi dalla sua area, ed un coraggioso Prato si sono salvati da un disastro generale.

“Pino Magique” ha messo bene in campo Pesaro, attenta in difesa e con il giusto lampo negli occhi, così anche quando Cantù parte meglio (11-4) trascinata da un Hurd capace di 13 punti nel primo quarto con un parziale di 14-0 ritorna in vantaggio e per i primi tre quarti domina la scena con vantaggi anche importanti (+16 al 25’, 33-49).

Solo nell’ultimo quarto Cantù esce dal letargo e con un 10-2 di parziale targato Kevinn Pinkney si riavvicina a -3 (56-59), la Scavolini resiste ma è proprio la quinta tripla a segno di Pinkney a portare la NGC sul 63-65 a 2’30” purtroppo proprio il lungo ex Wolfpack con una palla persa e un antisportivo pare consegnare la gara ai marchigiani (63-70 a 1’) quando un BJ Elder da fucilazione in Piazza Garibaldi, nullissimo per 30 minuti abbondanti, prima schiaccia poi ruba palla a metàcampo e segna da tre riaprendo la gara a 49” (68-70) eppure nella successiva azione Akindele segna (e forse sfonda su Pinkney..), poi gli errori al tiro da tre dei locali ed i tiri liberi sanciscono la limpida vittoria pesarese.

Ora a Cantù serve l’impresa, ma chi ci crede veramente?

Risultato finale: 71-75

Il peggiore: la mancanza di spirito e di volontà di questa squadra ferisce più i suoi tifosi, encomiabili per passione e pazienza, più delle mediocri prestazioni dei singoli giocatori. Difficile eleggere il peggiore in cotanto squallore proprio nel giorno della resa dei conti.

Il migliore: Jeleel Akindele ha messo l’ombrello alla difesa permeabile della Pesaro dei primi minuti (3 stoppate), ha segnato 15 punti con 7-10 dal campo e messo 3 canestri decisivi nell’ultimo quarto, certo ha sofferto Pinkney per la sua incapacità di seguirlo sul perimetro ma ha giocato una gran partita.

Le pagelle:

Cantù:
Gaines 5 Zacchetti 5 Rich 5.5 Toure 4 Mazzarino 5.5 Lydeka 5.5 Elder 4.5 Pinkney 7.5 Prato 6 Berti ne Squarcina ne

Pesaro: Zukauskas 6 Stanic 6 Curry 5.5 Akindele 7.5 Myers 5 Hicks 6 Shaw 6 Van Rossom 6 Hurd 7

Carlo Perotti

postato da: guybrush30 alle ore 22:40 | link | commenti
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domenica, 26 aprile 2009

Cantù doma la Fortitudo e la mette nei guai  

Mazzarino killer della F

Cucciago- la partita è finita da un paio di minuti e Sacrati, patron della Fortitudo, fuma pensieroso fuori dalle lamiere del Pianella sotto la pioggia battente, pensa alla sua creatura, una squadra senza capo né coda che perdendo a Cantù ha “un piede nella Fossa” come scritto sullo striscione canturino esposto a pochi attimi dal termine.



La NGC ha vinto in modo cristallino, giocando con cuore (Mazzarino che vola fuori dal campo e Pinkney che si tuffa per recuperare un pallone), difendendo bene (ottimo ancora Pinkney su Papadopoulos) e prendendo subito l’iniziativa su una GMAC povera d’idee.

Cantù è partita forte (9-0 al 5’) ed ha chiuso comunque il primo quarto sul 20-11 con la Fortitudo che ha registrato un misero 5 di valutazione complessiva. Il vantaggio brianzolo incrementa (33-18) anche se la GMAC non molla e nella ripresa si riavvicina a -6 ma ancora la NGC scappa di nuovo (+14 al 29’).

Se i felsinei rientrano (55-51), approfittando della pessima serata canturina al tiro da tre (2-19) Cantù fa l’elastico e si riallontana grazie ad un gran canestro più fallo su tap in di Lydeka (60-51) e presto risale a +14.

L’ultimo tentativo bolognese è una tripla di Malaventura ma il cardinal Mazzarino chiude la contesa con una tripla a 42” dal termine (71-62).

Cinque brianzoli in doppia cifra con Lydeka ottimo sotto canestro, Mazzarino a quota 13, Rich e Elder (11 punti a testa) umorali ma soffici nei loro momenti buoni ed un Gaines attento in regia (10) e con un Pinkney più positivo di quello che dicono le cifre (8+6) ed, a nostro avviso, dei 4 Usa di Arrigoni quello più meritevole di una riconferma per continuità di rendimento e professionalità dimostrata durante l’anno.

Un vero disastro la Fortitudo: senza un playmaker decente (mediocre Huertas, impresentabile Lamma) con centri lenti e macchinosi che anche quando riescono ad attirare le attenzioni delle difese avversarie come Papadopoulos (11) non trovano poi tiratori pericolosi sul perimetro, pessimo Scales acquistato per quello ma autore di 3 miseri punti.

Se poi Mancinelli (10+8) alterna cose discrete a castronerie non può bastare un Gordon (21), per una volta col cervello collegato ai suoi garretti esplosivi, per salvare il povero Pancotto considerando che l’Effe dovrà affrontare Caserta e Teramo mentre Rieti ha due match point contro Ferrara in casa e soprattutto con Udine all’ultima giornata. Per salvarsi la Fortitudo ha bisogno di un miracolo stile Alibegovic…

Risultato finale: 74-64

Il peggiore: totalmente avulso dal gioco, forse nemmeno del tutto colpevole visto lo sviluppo del gioco felsineo, Alex Scales è stato impalpabile.

Il migliore: ben 30 di valutazione in 20 minuti per 13 punti, nove rimbalzi, 100% dal campo. Se Papadopoulos è stato uno dei migliori centri d’Europa per una sera Tau Lydeka è stato la reincarnazione di Songaila.

Le pagelle:

Cantù:
Gaines 6.5 Zacchetti 6 Rich 6 Toure 5 Mazzarino 7 Lydeka 8 Elder 6 Pinkney 6.5 Prato sv Berti ne Squarcina ne Pedalà ne

Fortitudo: Huertas 5 Gordon 7 Mancinelli 5 Cittadini 6 Malaventura 5 Papadopoulos 6 Lamma 4.5 Slokar 4 Scales 4 Achara sv

Carlo Perotti

postato da: guybrush30 alle ore 20:42 | link | commenti
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domenica, 12 aprile 2009

Il World Team batte gli USA al Nike Hoop Summit

 
John Wall
John Wall
La selezione di giovani provenienti da tutto il mondo ha battuto i virgulti americani delle High School 97-89 al Nike Hoop Summit di Portland.



La gara di All Stars che ha visto nel passato future stelle della NBA come Dirk Nowitzki, Tony Parker o Kevin Garnett è uno degli appuntamenti più interessanti poichè il livello di agonismo è decisamente più alto che negli altri all star games per high schoolers.



Il serbo Milan Macvan è stato l'MVP della manifestazione con 23 punti e 14 rimbalzi mentre il lituano Donatas Motjejunas ne ha messi 21 e 17 per il croato Tomislav Zubcic nella terza vittoria del "Resto del Mondo" in 12 incontri, era dalla vittoria nel '98 con Wunderdirk protagonista che la selezione mondiale non vinceva.

Fra gli americani Xavier Henry, esterno in fuga da Memphis, ne ha messi 22 con 6 triple mentre la possente guardia di Texas Avery Bradley ne ha aggiunti 21 ed il play John Wall, inseguito da Duke, Kentucky e North Carolina (con le prime due favorite..), ha segnato 13 punti e smazzato 11 assist mettendo in luce la sua straordinaria velocità, l'ala di Carolina John Henson ha realizzato 10 punti.



Carlo Perotti

postato da: guybrush30 alle ore 10:03 | link | commenti
categorie: nike hoops summit, john wall
sabato, 11 aprile 2009

Collins e Ray danno spettacolo ed espugnano il Pianella

Non è bastato un buon Jason Rich
Cucciago- Partiamo dalla fine: sopra di tre grazie ad una tripla di Allan Ray e dopo un errore di uno spento Sundiata Gaines, Ferrara perde palla a metà campo e Kevinn Pinkney lanciato a schiacciare viene fermato da un fallo terminale di Ebi, ci sono i termini per un fallo antisportivo ma la terna arbitrale Sabetta-Chiari-Caiazza, decisamente mediocre, non se la sente di consegnare la vittoria ad una Cantù che in effetti non meritava di vincere. Così Pinkney realizza due tiri liberi a 29” dal termine, la Carife sfrutta bene il cronometro e trova a 5” dal termine Nnamaka che con un morbido jumper segna dai 5 metri. L’ottimo Valli chiede fallo immediato ed in lunetta ci va Elder. BJ sbaglia il primo ed è così costretto ad errare anche il secondo, il rimbalzo è estense e così Ferrara espugna a buon diritto il Pianella.



Una Carife che, senza Harold Jamison, ha trovato la voglia di crederci quando la NGC le ha permesso di rientrare dopo un inizio perentorio (22-9 pro Cantù), con Valli che ha azzeccato quintetti anche coraggiosi con 5 guardie ed ha sfruttato il grande talento di Andre Collins ed Allan Ray.

Il play ha segnato canestri con coefficiente di difficoltà immensi, fra i quali un tiro da metà campo sulla sirena del primo tempo che ha dato il primo vantaggio agli Estensi, con il suo crossover dribble ed arresto e tiro ha fatto a pezzi chi fra Gaines, Mazzarino e Prato ha vanamente cercato di marcarlo, un vero margiasso.

Così come è stato ottimo il suo collega di reparto Allan Ray che, archiviata la follia capitolina del Gelsomino Repesa capace di deprimere un campione simile, ha ritrovato la voglia di deliziare le platee con la sua eterea classe, l’ex Villanova ha segnato 21 punti con 6-7 da due, 2-3 da tre e 3-3 dalla lunetta, praticamente perfetto.

La Carife ha nettamente perso la lotta a rimbalzo senza Jamison (36 a 21) ma ha difeso meglio recuperando 21 palloni, complice la rilassata svogliatezza dei canturini nel passarsi la palla, ed ha tirato quasi con il 70% dal campo (altro indice di una morbidezza eccessiva dei padroni di casa), con un parziale di 13-0 a cavallo del primo quarto Ferrara ha riacchiappato la gara e non l’ha mollata più mentre la NGC continuava a specchiarsi nella bellezza dei sui primi 8 minuti di gioco con un gioco lezioso e vanesio, rallentando anche quando poteva cercare di scappare via, dimenticandosi a lungo della superiorità di Pinkney (15+9) e Toure (12+6) sotto canestro.

Si possono salvare solo un positivo Jason Rich, 17 punti, purtroppo dimenticato a lungo in panchina nell’ultimo quarto da Dalmonte, e lo sprazzo finale di Nicolas Mazzarino che ha cercato di rispondere bomba su bomba alle triple di Collins. Ma Cantù non ha avuto la giusta mentalità per battere la Carife, in un momento di grande fiducia, ed ha perso l’occasione di chiudere definitivamente la lotta al settimo posto che con una vittoria odierna sarebbe stato canturino senza nessun dubbio.

Risultato finale: 76-79

Il peggiore: per una volta non votiamo il peggiore in campo bensì il più idiota, trattasi di Ndudi Ebi che, sostituito dal suo coach, in un momento di rabbia incontrollata, è partito come un treno in corsa travolgendo il povero massaggiatore che era pure girato di spalle e non l’ha visto arrivare.

Il massoterapista, peraltro non giovanissimo, è stramazzato a terra e si è rialzato sparando imprecazioni in emiliano all’anglo-nigeriano-americano che non si è nemmeno degnato di chiedere scusa. Un vero decerebrato.

Il migliore: grandiosa la prova di Andre Collins che ha nettamente vinto il duello con Gaines ed ha trascinato i suoi nella ripresa alla vittoria con 23 punti, 7-9 da 2, 3-10 da tre ed almeno cinque canestri di una difficoltà ed importanza immensa.

Le pagelle:

Cantù:
Gaines 5 Zacchetti sv Rich 7 Toure 5.5 Mazzarino 6.5 Lydeka 6 Elder 5.5 Pinkney 6.5 Prato 4.5 Berti ne Squarcina sv Meroni ne

Ferrara: Farabello 5 Nnamaka 6 Allegretti 5 Collins 8 Sacchetti 7 Rizzo sv Ray 8 Mazzola sv Ebi 6.5 Zanelli 6.5
postato da: guybrush30 alle ore 22:29 | link | commenti
categorie: basketball, cantù, jason rich
martedì, 07 aprile 2009

Final Four NCAA: finale senza storia, North Carolina campione 2009

Ellington MVP della finale
Ellington MVP della finale
Detroit, Final Four NCAA 2009

North Carolina-Michigan State 89-72 (55-34)

In un Ford Field strapieno (oltre 72.900 spettatori) e vibrante per i colori bianco verdi di Michigan State si affrontano due team poco abituati a perdere: gli Spartans vantano due titoli vinti in due finali disputate (1979, la famosa sfida Magic Johnson vs Larry Bird, e 2000) mentre i favoriti Tar Heels di North Carolina hanno vinto le ultime tre finali disputate con tre coach diversi il mitico Dean Smith, il suo delfino Bill Guthridge e Roy Williams.



Alla partenza i Tar Heels decidono di mostrare subito i muscoli per far capire ai padroni di casa, già nettamente battuti in regular season, chi sono i più forti e dopo 7 minuti di gioco UNC conduce 24 a 8 con un Wayne Ellington rapidamente on fire.

MSU fa una fatica dannata a segnare mentre Carolina domina in area (22 punti a 4 in area nei primi 11’) e recupera pallori (14 punti a 0 sui recuperi) cosicché gli Spartans crollano a -20 (38-18) in una finale che sembra nemmeno cominciata tanto è il dominio fisico, tecnico e psicologico di quelli in maglia powder blue.

Il primo tempo finisce sul 55-34, i punti segnati da UNC nel primo tempo sono un record e maggior scarto mai registrato, con la forte sensazione di assistere ad una gara dal destino già segnato: Wayne Ellington vira alla boa già con 17 punti, Tyler Hansbrough è a quota 11.

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Lawson ancora una volta dominante
Lawson ancora una volta dominante
Michigan State prova nella ripresa a non mollare e con un parziale di 10-3 scende a -16 (46-62) ma una tripla di Dancing Green la ricaccia subito lontana, il corpulento Draymond Green riesce a dare qualche contributo in area, tentativi comunque inutili visto che anche il freshman Ed Davis colpisce in area e che Ty Lawson ha il completo controllo della gara, sparacchiando un po’ al tiro, ma dominando su Kalin Lucas, tenendo il ritmo voluto, recuperando palloni (record NCAA per una finale) e smazzando assist.

A 6’ dal termine Carolina è ancora sopra di 15 (59-74) con il bosniaco Goran Suton che non vuole arrendersi e che colpisce anche da tre grazie alla sua buona mano. Ma non c’è niente da fare e UNC vince in scioltezza 89-72.

Vince così una finale senza storia North Carolina, al suo quinto titolo NCAA, col suo quintetto già pronto per la NBA, con Tyler Hansbrough che chiude con un trionfo la sua grande carriera collegiale ricca di records, con Ty Lawson in grado di dominare al torneo con la sua velocità e forza fisica, con l’eleganza al tiro di Wayne Ellington, con la duttilità di Deon Thompson e Danny Green ed una panchina lunga.

Michigan State è stata il simbolo di uno stato duramente colpito dalla crisi economica, Tom Izzo è stato in grado di portare all’ultima gara della stagione una squadra di “colletti blu” con un solo buon talento, Kalin Lucas peraltro travolto dagli eventi in finale, e tanti onesti lavoratori inseriti in un sistema di squadra. Encomiabile ma troppo poco per battere una Carolina costruita per vincere.

Tabellini:

UNC: Lawson 21 (8 rec 6 ast) Ellington 19 (3-3 da tre) Hansbrough 18 (7 rebs) Green 6 Thompson 9 Frasor 2 Drew II 0 Davis 11 Zeller 1 Ginyard 0 Watts 2 Campbell 0

MSU: Suton 17 (7-10, 11 rebs) Lucas 14 (7ast) Walton 2 Morgan 4 Roe 2 Lucious 6 Summers 13 Green 7 (7rebs) Allen 2 Gray 0 Thornton 2 Dahlman 2

Carlo Perotti

postato da: guybrush30 alle ore 05:01 | link | commenti
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