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ACC: la battaglia fra UNC e Duke non finirà mai |
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Barnes sarà un Tar Heel Sono sempre loro le due nemesi, North Carolina e Duke, a dividersi i favori in vista della nuova stagione appena partita ma se un anno fa UNC era sopra di una spanna quest’anno i campioni in carica NCAA hanno una squadra talentuosa ma forzatamente ringiovanita e perciò più facilmente “assaltabile” non solo dai cugini/nemici di Duke ma anche da altre realtà come Clemson, Maryland o Georgia Tech.
Singler, leader di Duke Anche Duke ha tremato parecchio questa primavera quando il back court, già non profondissimo, ha perso in un colpo solo Paulus (senior) Henderson e Pocius (passati pro) ed il promettente freshman Elliott Williams trasferitosi a Memphis a causa della grave malattia della madre e desideroso di riavvicinarsi a casa. In pratica a Mike Krzyzewski erano rimaste solo due guardie, Jon Scheyer e Nolan Smith, e si è dovuto inventare qualcosa senza piangersi addosso: ecco così Kyle Singler trasferito a tempo pieno al ruolo di 3, il polacco Olek Czyz promosso a suo cambio, il recupero del redshirted Davidson ed un paio di storie tipicamente da college, di quelle che amiamo tanto... |
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| 21:10 08 November | | | Carlo Perotti | | |
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Cantù ha cuore e stomaco |
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| 22:45 24 ottobre | | | Carlo Perotti | | |
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Cantù supera la Sutor nell'anticipo |
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Cucciago- Cantù e Montegranaro sono cittadine che vivono di fine artigianato e le loro squadre sono espressione di terre in cui si lavora sodo e con passione, due squadre con tanti punti in comune: dai due coach milanesi, un po’ bauscia ed arguti, a due quadri societari scevri di inutili orpelli, sino ai giocatori umili ed a totale disposizione (visti parecchi tuffi sul parquet stasera) sino ai tifosi caldi e corretti.
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Per vincere Cantù avrebbe dovuto evitare due break di 9-0 subiti uno nel secondo quarto ed il secondo, letale, nell’ultimo quarto quando la NGC, cha aveva chiuso il terzo quarto sul 56-53, non segna più per 6 lunghissimi minuti e subisce il sorpasso di Treviso (56-62) mettendo così i trevigiani in condizione di controllare il finale sino al 68-72 conclusivo.
| 18:46 28 luglio | | | Carlo Perotti | | | LegaBasket Serie A | | |
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La NGC Cantù che verrà |
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Ingrandisci Pinball Jeffers Il mercato coi fuochi d’artificio della scorsa estate ha riportato Cantù coi piedi a terra, nonostante un budget discretamente importante la NGC versione 08-09 ha vissuto una stagione sul rollercoaster, un continuo saliscendi concluso con una sbragata memorabile che ha indotto la dirigenza brianzola a fare piazza pulita confermando solo capitan Mazzarino, il sorprendente Lydeka ed uno Giovacchini frenato subito da un infortunio ma importante per la sua umiltà e capacità di inserire gli americani nella realtà italiana, come fece a suo tempo Dan Gay nella Cantù del miracolo targato Sacripanti.
Ingrandisci ed il concreto Leunen Nella ali si azzarda l’accoppiata atipica: Maarten Leunen è un 4 perimetrale che ama giocare pick&pop e colpire da fuori ma è anche un gran bel mastino in difesa dove con intelligenza e piedi veloci compensa la scarsa verticalità pur essendo un rimbalzista solo discreto. E’ controllato dagli Houston Rockets che hanno “benedetto” il suo arrivo a Cantù come un ulteriore tappa della maturazione dell’ala da Oregon.
Othyus Jeffers è invece il suo esatto opposto, con una storia difficile alle spalle, due fratelli uccisi, lui stesso ferito per aver cercato di difendere la sorellina dal fidanzato geloso, questo ragazzo che viene dal peggior ghetto di Chicago gioca proprio come quei proiettili vaganti che ha saputo schivare grazie al basketball. Schizza per il campo con un enorme carica di energia, attacca furiosamente il canestro procurandosi tonnellate di liberi, difende con la ferocia di uno che ha messo in gioco la vita e non disdegna nessun rimbalzo. Ha i suoi limiti, primo fra tutti un tiro da fuori inconsistente e il non aver mai abbandonato gli States, ma sarà un giocatore estremamente interessante e ben mixabile col più tecnico Leunen. A dare le sportellate sotto canestro il già citato Lydeka ed il ruvido Ben Ortner, una coppia che non lesinerà lividi agli avversari, mentre Zacchetti, che nessuno vuole a causa del classico supercontratto overstimato che troppo spesso si portano a casa gli atleti di casa nostra, è nel limbo. Le soluzioni per il siculo? Si cerca di dargli una collocazione ma se Zacchetti non accetterà di abbassarsi lo stipendio si potrebbe andare ad uno scontro frontale. Peraltro Cantù avrebbe bisogno di un’ala di riserva, dopo aver valutato (e scartato) praticamente tutte le ali della Lega2 (Rosselli, Mian, DeVecchi, Formenti, Ndoja) alla fine potrebbe tenersi Squarcina, puntare sul vecio alpin Mian o sull’ex Davide Cristelli per completare il roster. |
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Infatti Pesaro (e Ferrara, spietata corsara a Rieti) hanno un ultimo turno facile in casa, con Biella ormai qualificata (e poco desiderosa di fare un favore ai nemici canturini) e con Montegranaro mentre Cantù deve andare a vincere a Roma, con la Lottomatica che vincendo si assicurerebbe il secondo posto, una missione impossibile per una squadra che, parole del suo coach, ha giocato in “Totale assenza di energia”… dove solo Kevinn Pinkney (lo ripetiamo, per noi l’unico americano da riconfermare in maglia bianco blu), autore di 24 punti e 10 rimbalzi con 5 triple a segno grazie al suo letale pick&pop che puniva un Akindele poco propenso ad allontanarsi dalla sua area, ed un coraggioso Prato si sono salvati da un disastro generale.
“Pino Magique” ha messo bene in campo Pesaro, attenta in difesa e con il giusto lampo negli occhi, così anche quando Cantù parte meglio (11-4) trascinata da un Hurd capace di 13 punti nel primo quarto con un parziale di 14-0 ritorna in vantaggio e per i primi tre quarti domina la scena con vantaggi anche importanti (+16 al 25’, 33-49).
Solo nell’ultimo quarto Cantù esce dal letargo e con un 10-2 di parziale targato Kevinn Pinkney si riavvicina a -3 (56-59), la Scavolini resiste ma è proprio la quinta tripla a segno di Pinkney a portare la NGC sul 63-65 a 2’30” purtroppo proprio il lungo ex Wolfpack con una palla persa e un antisportivo pare consegnare la gara ai marchigiani (63-70 a 1’) quando un BJ Elder da fucilazione in Piazza Garibaldi, nullissimo per 30 minuti abbondanti, prima schiaccia poi ruba palla a metàcampo e segna da tre riaprendo la gara a 49” (68-70) eppure nella successiva azione Akindele segna (e forse sfonda su Pinkney..), poi gli errori al tiro da tre dei locali ed i tiri liberi sanciscono la limpida vittoria pesarese.
Ora a Cantù serve l’impresa, ma chi ci crede veramente?
Risultato finale: 71-75
Il peggiore: la mancanza di spirito e di volontà di questa squadra ferisce più i suoi tifosi, encomiabili per passione e pazienza, più delle mediocri prestazioni dei singoli giocatori. Difficile eleggere il peggiore in cotanto squallore proprio nel giorno della resa dei conti.
Il migliore: Jeleel Akindele ha messo l’ombrello alla difesa permeabile della Pesaro dei primi minuti (3 stoppate), ha segnato 15 punti con 7-10 dal campo e messo 3 canestri decisivi nell’ultimo quarto, certo ha sofferto Pinkney per la sua incapacità di seguirlo sul perimetro ma ha giocato una gran partita.
Le pagelle:
Cantù: Gaines 5 Zacchetti 5 Rich 5.5 Toure 4 Mazzarino 5.5 Lydeka 5.5 Elder 4.5 Pinkney 7.5 Prato 6 Berti ne Squarcina ne
Pesaro: Zukauskas 6 Stanic 6 Curry 5.5 Akindele 7.5 Myers 5 Hicks 6 Shaw 6 Van Rossom 6 Hurd 7
Carlo Perotti
La NGC ha vinto in modo cristallino, giocando con cuore (Mazzarino che vola fuori dal campo e Pinkney che si tuffa per recuperare un pallone), difendendo bene (ottimo ancora Pinkney su Papadopoulos) e prendendo subito l’iniziativa su una GMAC povera d’idee.
Cantù è partita forte (9-0 al 5’) ed ha chiuso comunque il primo quarto sul 20-11 con la Fortitudo che ha registrato un misero 5 di valutazione complessiva. Il vantaggio brianzolo incrementa (33-18) anche se la GMAC non molla e nella ripresa si riavvicina a -6 ma ancora la NGC scappa di nuovo (+14 al 29’).
Se i felsinei rientrano (55-51), approfittando della pessima serata canturina al tiro da tre (2-19) Cantù fa l’elastico e si riallontana grazie ad un gran canestro più fallo su tap in di Lydeka (60-51) e presto risale a +14.
L’ultimo tentativo bolognese è una tripla di Malaventura ma il cardinal Mazzarino chiude la contesa con una tripla a 42” dal termine (71-62).
Cinque brianzoli in doppia cifra con Lydeka ottimo sotto canestro, Mazzarino a quota 13, Rich e Elder (11 punti a testa) umorali ma soffici nei loro momenti buoni ed un Gaines attento in regia (10) e con un Pinkney più positivo di quello che dicono le cifre (8+6) ed, a nostro avviso, dei 4 Usa di Arrigoni quello più meritevole di una riconferma per continuità di rendimento e professionalità dimostrata durante l’anno.
Un vero disastro la Fortitudo: senza un playmaker decente (mediocre Huertas, impresentabile Lamma) con centri lenti e macchinosi che anche quando riescono ad attirare le attenzioni delle difese avversarie come Papadopoulos (11) non trovano poi tiratori pericolosi sul perimetro, pessimo Scales acquistato per quello ma autore di 3 miseri punti.
Se poi Mancinelli (10+8) alterna cose discrete a castronerie non può bastare un Gordon (21), per una volta col cervello collegato ai suoi garretti esplosivi, per salvare il povero Pancotto considerando che l’Effe dovrà affrontare Caserta e Teramo mentre Rieti ha due match point contro Ferrara in casa e soprattutto con Udine all’ultima giornata. Per salvarsi la Fortitudo ha bisogno di un miracolo stile Alibegovic…
Risultato finale: 74-64
Il peggiore: totalmente avulso dal gioco, forse nemmeno del tutto colpevole visto lo sviluppo del gioco felsineo, Alex Scales è stato impalpabile.
Il migliore: ben 30 di valutazione in 20 minuti per 13 punti, nove rimbalzi, 100% dal campo. Se Papadopoulos è stato uno dei migliori centri d’Europa per una sera Tau Lydeka è stato la reincarnazione di Songaila.
Le pagelle:
Cantù: Gaines 6.5 Zacchetti 6 Rich 6 Toure 5 Mazzarino 7 Lydeka 8 Elder 6 Pinkney 6.5 Prato sv Berti ne Squarcina ne Pedalà ne
Fortitudo: Huertas 5 Gordon 7 Mancinelli 5 Cittadini 6 Malaventura 5 Papadopoulos 6 Lamma 4.5 Slokar 4 Scales 4 Achara sv
Carlo Perotti
Una Carife che, senza Harold Jamison, ha trovato la voglia di crederci quando la NGC le ha permesso di rientrare dopo un inizio perentorio (22-9 pro Cantù), con Valli che ha azzeccato quintetti anche coraggiosi con 5 guardie ed ha sfruttato il grande talento di Andre Collins ed Allan Ray.
Il play ha segnato canestri con coefficiente di difficoltà immensi, fra i quali un tiro da metà campo sulla sirena del primo tempo che ha dato il primo vantaggio agli Estensi, con il suo crossover dribble ed arresto e tiro ha fatto a pezzi chi fra Gaines, Mazzarino e Prato ha vanamente cercato di marcarlo, un vero margiasso.
Così come è stato ottimo il suo collega di reparto Allan Ray che, archiviata la follia capitolina del Gelsomino Repesa capace di deprimere un campione simile, ha ritrovato la voglia di deliziare le platee con la sua eterea classe, l’ex Villanova ha segnato 21 punti con 6-7 da due, 2-3 da tre e 3-3 dalla lunetta, praticamente perfetto.
La Carife ha nettamente perso la lotta a rimbalzo senza Jamison (36 a 21) ma ha difeso meglio recuperando 21 palloni, complice la rilassata svogliatezza dei canturini nel passarsi la palla, ed ha tirato quasi con il 70% dal campo (altro indice di una morbidezza eccessiva dei padroni di casa), con un parziale di 13-0 a cavallo del primo quarto Ferrara ha riacchiappato la gara e non l’ha mollata più mentre la NGC continuava a specchiarsi nella bellezza dei sui primi 8 minuti di gioco con un gioco lezioso e vanesio, rallentando anche quando poteva cercare di scappare via, dimenticandosi a lungo della superiorità di Pinkney (15+9) e Toure (12+6) sotto canestro.
Si possono salvare solo un positivo Jason Rich, 17 punti, purtroppo dimenticato a lungo in panchina nell’ultimo quarto da Dalmonte, e lo sprazzo finale di Nicolas Mazzarino che ha cercato di rispondere bomba su bomba alle triple di Collins. Ma Cantù non ha avuto la giusta mentalità per battere la Carife, in un momento di grande fiducia, ed ha perso l’occasione di chiudere definitivamente la lotta al settimo posto che con una vittoria odierna sarebbe stato canturino senza nessun dubbio.
Risultato finale: 76-79
Il peggiore: per una volta non votiamo il peggiore in campo bensì il più idiota, trattasi di Ndudi Ebi che, sostituito dal suo coach, in un momento di rabbia incontrollata, è partito come un treno in corsa travolgendo il povero massaggiatore che era pure girato di spalle e non l’ha visto arrivare.
Il massoterapista, peraltro non giovanissimo, è stramazzato a terra e si è rialzato sparando imprecazioni in emiliano all’anglo-nigeriano-americano che non si è nemmeno degnato di chiedere scusa. Un vero decerebrato.
Il migliore: grandiosa la prova di Andre Collins che ha nettamente vinto il duello con Gaines ed ha trascinato i suoi nella ripresa alla vittoria con 23 punti, 7-9 da 2, 3-10 da tre ed almeno cinque canestri di una difficoltà ed importanza immensa.
Le pagelle:
Cantù: Gaines 5 Zacchetti sv Rich 7 Toure 5.5 Mazzarino 6.5 Lydeka 6 Elder 5.5 Pinkney 6.5 Prato 4.5 Berti ne Squarcina sv Meroni ne
Final Four NCAA: finale senza storia, North Carolina campione 2009 |
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Ellington MVP della finale Detroit, Final Four NCAA 2009
North Carolina-Michigan State 89-72 (55-34) Alla partenza i Tar Heels decidono di mostrare subito i muscoli per far capire ai padroni di casa, già nettamente battuti in regular season, chi sono i più forti e dopo 7 minuti di gioco UNC conduce 24 a 8 con un Wayne Ellington rapidamente on fire. MSU fa una fatica dannata a segnare mentre Carolina domina in area (22 punti a 4 in area nei primi 11’) e recupera pallori (14 punti a 0 sui recuperi) cosicché gli Spartans crollano a -20 (38-18) in una finale che sembra nemmeno cominciata tanto è il dominio fisico, tecnico e psicologico di quelli in maglia powder blue. Il primo tempo finisce sul 55-34, i punti segnati da UNC nel primo tempo sono un record e maggior scarto mai registrato, con la forte sensazione di assistere ad una gara dal destino già segnato: Wayne Ellington vira alla boa già con 17 punti, Tyler Hansbrough è a quota 11. Ingrandisci Lawson ancora una volta dominante Michigan State prova nella ripresa a non mollare e con un parziale di 10-3 scende a -16 (46-62) ma una tripla di Dancing Green la ricaccia subito lontana, il corpulento Draymond Green riesce a dare qualche contributo in area, tentativi comunque inutili visto che anche il freshman Ed Davis colpisce in area e che Ty Lawson ha il completo controllo della gara, sparacchiando un po’ al tiro, ma dominando su Kalin Lucas, tenendo il ritmo voluto, recuperando palloni (record NCAA per una finale) e smazzando assist.
A 6’ dal termine Carolina è ancora sopra di 15 (59-74) con il bosniaco Goran Suton che non vuole arrendersi e che colpisce anche da tre grazie alla sua buona mano. Ma non c’è niente da fare e UNC vince in scioltezza 89-72. Vince così una finale senza storia North Carolina, al suo quinto titolo NCAA, col suo quintetto già pronto per la NBA, con Tyler Hansbrough che chiude con un trionfo la sua grande carriera collegiale ricca di records, con Ty Lawson in grado di dominare al torneo con la sua velocità e forza fisica, con l’eleganza al tiro di Wayne Ellington, con la duttilità di Deon Thompson e Danny Green ed una panchina lunga. Michigan State è stata il simbolo di uno stato duramente colpito dalla crisi economica, Tom Izzo è stato in grado di portare all’ultima gara della stagione una squadra di “colletti blu” con un solo buon talento, Kalin Lucas peraltro travolto dagli eventi in finale, e tanti onesti lavoratori inseriti in un sistema di squadra. Encomiabile ma troppo poco per battere una Carolina costruita per vincere. Tabellini: UNC: Lawson 21 (8 rec 6 ast) Ellington 19 (3-3 da tre) Hansbrough 18 (7 rebs) Green 6 Thompson 9 Frasor 2 Drew II 0 Davis 11 Zeller 1 Ginyard 0 Watts 2 Campbell 0 MSU: Suton 17 (7-10, 11 rebs) Lucas 14 (7ast) Walton 2 Morgan 4 Roe 2 Lucious 6 Summers 13 Green 7 (7rebs) Allen 2 Gray 0 Thornton 2 Dahlman 2 Carlo Perotti |
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